La Nato prova ad accerchiare la Russia: due nuovi posti di comando in Ungheria e Slovacchia

La risposta dal Cremlino: "Qualsiasi piano di avvicinamento delle infrastrutture militari della Nato alla Russia porterà ad una risposta reciproca"

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La Nato prova ad accerchiare la Russia: due nuovi posti di comando in Ungheria e Slovacchia

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«Qualsiasi piano di avvicinamento delle infrastrutture militari della Nato alla Russia porterà ad una risposta reciproca per ristabilire la necessaria parità». La dura presa di posizione di Mosca è arrivata ieri pomeriggio direttamente da uno degli uomini più vicini a Vladimir Putin, il suo portavoce Dmitri Peskov. Il funzionario del Cremlino, interpellato dai giornalisti circa le dichiarazioni del ministro della difesa britannico, Michael Fallon, sulla decisione di Londra di mandare truppe di sua maestà nei paesi baltici, non ha usato giri di parole per far capire che la Russia non ha gradito affatto questo annuncio.
 
«Rientra nella nostra politica per una presenza più persistente sul fianco orientale della Nato per rispondere a ulteriori provocazioni e aggressioni russe», aveva detto qualche ora prima Fallon, precisando che le truppe saranno un sostegno per i paesi Baltici e per la Polonia, un deterrente per evitare tentazioni belliche da parte della Russia. «Questi militari – ha proseguito il ministro britannico – faranno parte della nuova missione di addestramento, valutazione e rafforzamento delle capacità militari dei tre Stati baltici. Per ora, giusto per cominciare, si tratterà di un numero piccolo di soldati».  
 
Peskov, però, non la pensa così. Secondo il portavoce del capo del Cremlino, la presunta minaccia proveniente dalla Russia «è un pretesto forzato, un camuffamento che si usa per nascondere l’ulteriore espansione della Nato verso i nostri confini. Non è un processo nuovo, dura da decine di anni, può suscitare solo rammarico». Ad ogni modo, l’invio di uomini nei paesi Baltici da parte di Londra è molto delicato, perché con il Nato-Russia founding act del 1997 le parti si erano impegnate ad evitare ulteriori dispiegamento permanente di consistenti forze di combattimento e la decisione del governo Cameron, di concerto con la Nato, potrebbe violare questo trattato.
 
A irritare ulteriormente Mosca ieri ci ha pensato anche Jens Stoltenberg. Il segretario generale dell’Alleanza Atlantica ha approvato l’istituzione di due nuovi posti di comando in Ungheria e Slovacchia che «assicureranno alle nostre forze la possibilità di muoversi rapidamente e con efficacia, se sarà necessario dispiegarle». I centri, secondo la versione fornita dalla Nato, non sono basi militari, ma hanno l’obiettivo di rendere più facile il dispiegamento di truppe e di coordinamento delle esercitazioni.
 
Nonostante le rassicurazioni, la Russia non vede di buon occhio l’avanzata della Nato verso i propri confini. Dopo le basi in Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania, e l’apertura di un proprio ufficio in Ucraina, i due nuovi centri di comando rappresenterebbero rispettivamente l’ottavo e il nono avamposto Nato in est Europa. Un ribaltamento vero e proprio della situazione geopolitica rispetto alla situazione antecedente alla caduta del muro di Berlino. Dopo il quale, però, l’Urss si dissolse, mentre la Nato ha continuato ad operare indisturbata, espandendosi sempre di più verso i confini russi. 

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