La povertà che dilaga. I Governi della Ue hanno letto i rapporti sulla povertà?
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di Federico Giusti
“Cifre chiave sulle condizioni di vita in Europa - Edizione 2025” , un corposo documento pubblicato sul finire della scorsa estate, è l'occasione per approfondire la conoscenza delle condizioni di vita dei cittadini comunitari che oggi si scoprono più poveri di quanto fossero pochissimi anni or sono.
Nei paesi a capitalismo avanzato occidentali, dalla pandemia ai nostri giorni, il ceto medio esce impoverito e parti importanti della classe lavoratrice, pur avendo un lavoro stabile, non arrivano a fine mese.
La condizione di povertà si spiega non solo con i bassi salari alle prese con la erosione del potere di acquisto, altre sono anche le motivazioni tra le quali il caro affitti, l'indebitamento derivante dalla impossibilità di accedere ai servizi socio sanitari, le disuguaglianze economiche e sociali crescenti, la mancanza di servizi alla disabilità e alla assistenza alla infanzia.
Non occorre essere fini sociologi per capire come un welfare insufficiente e inadeguato sia fonte di problemi sociali, la donna che non accetta un lavoro pur precario è costretta a questa scelta non avendo un nido pubblico, una Rsa per gli anziani, la società della non cura sta quindi producendo i primi risultati della folle corsa verso lo smantellamento del pubblico.
Istat conferma quanto da tempo asseriamo ossia che il rischio di povertà riguarda innumerevoli soggetti sociali, chi vive in famiglie a bassa intensità lavorativa, i disoccupati di lungo corso privati anche delle misure di sostegno al reddito, i nuclei familiari numerosi, i soggetti colpiti dalla perdita recente del posto di lavoro.
Nel 2024, l'8,2% delle persone di età pari o superiore a 18 anni che dichiaravano di lavorare (dipendenti o autonomi) nell'UE si trovava in condizioni di oggettivo rischio di povertà, per la prima volta un posto di lavoro stabile non preclude la discesa agli inferi della miseria specie nei paesi nordici
Eurostat parla di ben 13,246 milioni di persone nell'UE disoccupate nel settembre 2025 con un aumento in un mese di 65 mila unità che poi diventano quasi 230 mila nell'arco di 12 mesi.
Passiamo invece alle analisi Istat pubblicate a metà di Ottobre
https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-poverta-in-italia-anno-2024/ , un altro documento impietoso sul deterioramento delle condizioni di vita nel nostro paese.
Nel 2024, erano individuate in 2,2 milioni le famiglie in povertà assoluta pari a oltre 5,7 milioni di individui, cifre decisamente superiori agli ultimi anni. Senza addentrarci nella disamina di ulteriori dati urge invece riflettere sulle cause di questa miseria dilagante e non è errato parlare di fallimento delle misure governative intraprese fino ad oggi. Dalla erosione del potere di acquisto dei salari alla soppressione del reddito di cittadinanza (sostituito da misure del tutto inadeguate), dalla assenza di servizi sanitari pubblici a basso costo fino alle carenze nei servizi di assistenza alla infanzia e alla terza età, queste sono le cause di una miseria che non è incidente di percorso ma una condizione diffusa e permanente

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