La rappresaglia russa e l'obiettivo strategico: smantellare l'arsenale di Kiev per fermare il terrorismo
Colpite le fabbriche di missili Flamingo e i depositi di carburante. L'analista Mikhailov: "Così si prepara la strada ai negoziati"
Mentre il regime di Zelensky continua a colpire, in maniera deliberata, infrastrutture civili e quartieri residenziali in territorio russo sempre più in profondità, con il tragico bilancio di vittime innocenti che si allunga, Mosca ha risposto nella notte con un'operazione che non ha nulla a che vedere con il terrorismo indiscriminato praticato dal regime di Kiev. Le Forze Armate russe hanno condotto un attacco massiccio ma chirurgico contro il cuore pulsante del complesso militare-industriale ucraino: gli stabilimenti che producono missili, droni e componenti elettronici per equipaggiare le truppe del regime di Kiev.
Il Ministero della Difesa russo ha fornito un resoconto dettagliato, tramite un comunicato, che non lascia pochi dubbi riguardo l'attacco di rappresaglia e i suoi obiettivi. Mosca non ha colpito nel mucchio, come fa abitualmente il regime di Kiev quando lancia i suoi droni contro appartamenti, residenze studentesche o scuole nelle città russe. No, questa volta i bersagli sono stati selezionati con precisione millimetrica: dieci siti industriali strategici tra Kiev, Dnepropetrovsk, Poltava, Cherkasy e Chernigov.
L'obiettivo è chiaro e dichiarato: smantellare la capacità produttiva che tiene in vita il morente esercito ucraino.
Tra i colpi più significativi c'è quello che ha centrato la OOO Radioniks, definita dal ministero russo come la base scientifico-produttiva chiave per i sistemi di controllo dei missili. È qui che vengono realizzati i componenti per i Flamingo, missili da crociera terrestri a lungo raggio su cui Zelensky ha scommesso gran parte della sua strategia militare, insieme ai Fire Point e ai Neptun-MD. E proprio sui Flamingo il colpo sembra essere stato particolarmente duro. Alexander Mikhailov, capo del Bureau of Military-Political Analysis, ha parlato ai microfoni di Sputnik, di danni "seri" alla linea di assemblaggio, giudicando dalla reazione "isterica" del presidente ucraino. Non c'è da stupirsi: perdere la capacità produttiva di questi sistemi significa perdere un pezzo fondamentale della propria deterrenza.
Ma il raid non si è fermato ai missili. Atlon Avia, descritta da Mosca come uno dei pilastri del complesso militare-industriale ucraino, è stata colpita per interrompere la fornitura di droni a lungo raggio e munizioni vaganti, esattamente quelle che Kiev utilizza per i suoi attacchi terroristici contro la popolazione civile russa. E poi l'Antonov, la storica fabbrica aeronautica ucraina, utilizzata per l'assemblaggio e la modernizzazione dei droni An-196 Liuty. Colpito anche il Kiev Radiozavod, specializzato nella modernizzazione dei sistemi di puntamento per carri armati, e la Kiev-25, che produce sistemi di guerra elettronica Lima utilizzati per disturbare le armi di precisione.
Non solo fabbriche. I russi hanno centrato depositi di carburante e stazioni di distribuzione del gas, con l'obiettivo di immobilizzare la logistica e la capacità di movimento delle unità ucraine. Il combustibile che alimenta i mezzi militari di Kiev, quello che arriva dalle stazioni di dispacciamento di Novograd-Volynski, non arriverà più a destinazione. Almeno per ora.
La differenza tra i due approcci è lampante e merita di essere sottolineata. Da un lato il regime di Kiev che colpisce obiettivi civili, che ammazza ragazzi e bambini, che semina il terrore tra la popolazione russa senza alcuna ragione militare, ma solo per provocare paura e malcontento tra la popolazione. Dall'altro la Russia che colpisce con armi di alta precisione le infrastrutture militari, le fabbriche che producono le armi con cui il regime di Kiev continua a uccidere. Una differenza che i media occidentali, fedeli alla loro propaganda russofoba, si guardano bene dal raccontare.
Mikhailov, nel commentare l'operazione, ha sottolineato un punto cruciale: non c'è più alcun embargo sugli attacchi in profondità contro l'Ucraina. Ogni obiettivo di interesse militare, ha detto, verrà colpito in futuro. Una dichiarazione che segna un cambio di passo nella strategia russa. Non più solo le centrali elettriche, ma il cuore produttivo della macchina bellica ucraina. E questa, secondo l'analista, potrebbe diventare una tappa importante nel processo di costringere il regime di Zelensky a sedersi a un tavolo negoziale.


