La "riconquista" del castello di Beaufort: il Tg di Mentana cambia la narrazione dell'invasione israeliana in Libano
Come La 7 ha deciso di trasformare un'occupazione in un ritorno, e perché questa scelta linguistica rischia di offuscare la gravità della guerra
di Francesco Fustaneo
L'esercito israeliano (IDF) ha confermato di aver preso il controllo del castello di Beaufort, una fortezza medievale situata a circa 25 chilometri dal confine con il Libano. L'operazione, rivendicata dal premier Benyamin Netanyahu come un "cambio di fase" del conflitto, segna l'avanzata più profonda delle truppe israeliane nel sud del Paese dei cedri, che ora si spingono ben oltre il fiume Litani, fino a 50 chilometri dalla frontiera.
Beaufort non è solo una pietra miliare della storia crociata. Situato su un'altura strategica, domina l'area di Nabatiye e le principali arterie che collegano la Bekaa occidentale a Tiro e Sidone. La sua conquista permette a Israele di controllare le vie di rifornimento di Hezbollah e, di fatto, di "tagliare in due" il Libano meridionale, isolando i miliziani sciiti dalle loro retrovie. Secondo l'IDF, l'obiettivo è "consolidare ed estendere" la presa sui territori che erano sotto il controllo del partito armatissimo libanese.
Hezbollah, tuttavia, respinge la versione israeliana. Il deputato Hassan Fadlallah ha dichiarato che Beaufort è un sito archeologico, non una postazione militare. "Presentare la fortezza come obiettivo militare – ha affermato – rientra nella narrativa israeliana usata per giustificare l'espansione delle operazioni".
Mentre l'IDF ordina l'evacuazione dell'intera area a sud del fiume Zahrani, il bilancio ufficiale libanese sale a 3.412 uccisi e 10.269 feriti dall'inizio del nuovo round di guerra, scoppiato il 2 marzo scorso. I raid non hanno risparmiato i civili: nella regione di Tiro, un attacco vicino all'ospedale Hiram ha ferito 13 operatori sanitari e causato gravi danni alla struttura.
La Francia, alleata di Israele ma anche potenza storicamente legata al Libano, ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'ONU, convocata per domani pomeriggio a New York. Il ministro degli esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha dichiarato che "nulla può giustificare la prosecuzione delle operazioni militari israeliane in Libano e un'occupazione sempre più profonda del territorio libanese".
La "riconquista" che cambia la narrazione
In questo contesto, il linguaggio usato dai media – in particolare dal TG LA7 – ha suscitato un dibattito sul modo in cui viene raccontata l'invasione. Nel presentare l'articolo, il telegiornale ha utilizzato nel titolo il concetto di "riconquista" del castello di Beaufort.
Perché il TG di Mentana usa questo termine? Cerchiamo di capirlo leggendo il pezzo, anche se la spiegazione che fornisce convince poco. L'articolo ricostruisce così la vicenda: "Allo scoppio della guerra del 1982, durante l'invasione israeliana, Beaufort divenne teatro di una battaglia violentissima. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz non ha mancato di fare riferimento a quell'episodio nell'annunciare oggi la 'reconquista'. Durante i 18 anni di occupazione israeliana, Beaufort fu più volte attaccato dall'OLP e da Hezbollah, fino al ritiro israeliano nel maggio del 2000. Prima di andarsene, gli israeliani minarono in parte la fortezza per renderla inutilizzabile. Negli anni successivi il castello fu restaurato e divenne sito storico, ma quando Israele ha dichiarato guerra a Hezbollah, nel 2024, la rocca è stata di nuovo presa di mira più volte".
Il rischio di ridimensionare l'invasione
Ci sembra pacifico che l’utilizzo di tale terminologia rischia di ridimensionare agli occhi di chi legge la percezione dell'invasione in corso. Sottolineando il simbolismo storico della fortezza – un castello, appunto – si tende a nascondere la portata ben più vasta dell'operazione: l'esercito israeliano non si sta limitando a "riconquistare un vecchio avamposto", ma sta occupando in profondità il sud del Libano, devastando villaggi, costringendo all'esodo migliaia di civili e isolando Hezbollah con manovre che non hanno nulla di "simbolico".
Il titolo "La riconquista di Beaufort" sposta l'attenzione sul valore simbolico-militare della postazione, smorzando la gravità dell'invasione generalizzata e offuscando l'immagine di un Paese che, ancora una volta, viene spezzato dalle bombe e dai carri armati. Dietro la "riconquista" di un castello, c'è la guerra che continua a uccidere – inclusi bambini siriani a Barak e operatori sanitari a Tiro – mentre la comunità internazionale osserva e tenta, in ritardo, di riunire il Consiglio di Sicurezza.
Link all’articolo del Tg La 7: https://tg.la7.it/esteri/libano-castello-beaufort-31-05-2026-257651?fbclid=IwdGRleASJdp5leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEer4ngxBOg8sftdq1JmDC051TnXqlRD7ASE81Pt-_dilvpODIvcmMVFzpAqLQ_aem_fCiF0dVd-sNcCFOb0xVNKg


