“La rivoluzione ucraina fu sostenuta dalla diplomazia Usa”. Il film francese che Kiev voleva censurare

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“La rivoluzione ucraina fu sostenuta dalla diplomazia Usa”. Il film francese che Kiev voleva censurare

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di Eugenio Cipolla

 
C’è un film-documentario, mandato in onda ieri sera dal canale francese Canal Plus, che ha fatto infuriare, e non poco, la leadership ucraina. “Les Masques de la Revolution” (Le maschere della Rivoluzione), firmato da Paul Moreira, è un’indagine approfondita sui fatti che sconvolsero l’Ucraina nel 2014, portando alla caduta del governo di Viktor Yanukovich. In particolare, il film si concentra sulle azioni perpetrate dai gruppi radicali di estrema destra sostenuti dagli Stati Uniti e sulle violenze nella città meridionale di Odessa nel maggio del 2014.
 
«Senza di loro – dice Moreira nel docufilm – la rivoluzione ucraina non avrebbe mai trionfato. Sui media è stata accettata la narrativa comune, sono stati presentati come eroi della rivoluzione, disposti sul lato buono della barricata. In realtà, si tratta di corpi di estrema destra armati […] Essi sono Pravij Sekotr, Azov e Svoboda. Hanno creato eserciti paralleli, in gran parte incontrollati. A Odessa nel maggio 2014 hanno commesso omicidi di massa senza essere puniti. Quarantacinque persone morte carbonizzate. […] Come è potuto sfuggire ciò? Perché le democrazie occidentali non hanno fatto sentire la propria voce?».
 
Secondo il regista «la rivoluzione ucraina è stata sostenuta dalla diplomazia americana. Nella nuova guerra fredda tra Russia e Stati Uniti, l’Ucraina è una pedina fondamentale nella strategia di contenimento di Putin».
 
Il film, trasmesso in secondo serata, ha suscitato diverse polemiche nei giorni scorsi. Domenica, infatti, l’ambasciata ucraina a Parigi, attraverso una nota ufficiale, aveva attaccato il direttore di Canal Plus, chiedendo alla rete tv francese di no trasmettere il documentario, perché «dà allo spettatore una rappresentazione mascherata e fuorviante della situazione in Ucraina». L’ambasciata di Kiev ha spiegato che «la versione dei fatti di Moreira, tra cui l’annessione illegale della Crimea, è musica per le orecchie dei sostenitori delle teorie del complotto e della propaganda filo-russa. E questo rende il suo lavoro all’altezza dei peggiori prodotti di disinformazione. Questo non è il pluralismo nei media, ma di inganno e Canal + farebbe bene a riconsiderare la distribuzione del film».
 
Moreira ha risposto con un lungo post alle critiche arrivategli da ambienti vicini al potere ucraino. «Quando ho iniziato questa indagine sull'Ucraina – ha spiegato - ho scoperto stupefatto come il massacro di Odessa del maggio 2014 sia scomparso dai ricordi.  45 persone uccise in un incendio, nel cuore di una grande città europea nel mezzo del XXI secolo. Il tutto è stato filmato da decine di telecamere e telefoni cellulari. Intorno a me, nessuno si ricordava. […] Dopo una rapida ricerca, ho scoperto che l'evento non era stato censurato. Era stato affrontato, discusso, ma mai approfondito. […] Perché? Probabilmente perché le vittime erano di origine russa. Queste vittime sono stati segnalati come "persone", senza sapere chi fossero, chi li ha uccisi e perché erano morti."Persone" che erano nessuno».
 
E ancora: «La mia indagine era in contrasto con la narrazione comunemente accettata. Sapevo che stavo per incontrare una forte opposizione, che saremmo stati accusati di fare il gioco di Putin, di utilizzare elementi della sua propaganda. […] L'ambasciatore ucraino fa pressioni su Canal Plus. Questo è ciò che mi sorprende di più. Perché a me sembra che l'Ucraina debba urgentemente porsi la questione di questi gruppi paramilitari. Essi sono, come affermato nel film, la più grande minaccia per la democrazia ucraina».

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