La Romania vuole riprendersi la Bucovina. Il rischio di un nuovo Donbass in Ucraina
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di Eugenio Cipolla
Mentre il Donbass continua ad essere flagellato dai combattimenti incessanti tra esercito governativo e separatisti filorussi, una nuova ombra si affaccia sulla Bankova e sul destino di Petro Poroshenko. La “bomba”nelle mani del presidente si chiama Bucovina, una regione nella parte sud-occidentale dell’Ucraina, e potrebbe presto cambiare nuovamente gli equilibri geopolitici della zona. Per capire ciò di cui stiamo parlando, bisogna fare un passo indietro con la storia e tornare al 1918, quando, dopo la prima guerra mondiale, la Bucovina entrò a far parte della Romania a scapito della Russia. Ventidue anni dopo, nel 1940, l’Unione Sovietica si riprese, in base ai protocolli del patto Molotov-Ribbentrop, la parte settentrionale di questa fiorente regione, creando una nuova stagione di tensioni con Bucarest. L’anno dopo, infatti, appoggiando l’avanza nazista verso Mosca, la Romania annesse nuovamente a sé la Bucovina settentrionale e la Bessabarabia per un periodo di tre anni.
La questione sull’appartenenza della regione si concluse nel 1947, quando il Trattato di Parigi sancì che la Bucovina settentrionale dovesse tornare all’Unione Sovietica, dove vi è rimasta fino alla caduta del comunismo. Con la dissoluzione delle Repubbliche sovietiche, la Bucovina settentrionale rimase territorio dell’Ucraina, ma ancora oggi, a distanza di quasi cento anni dall’inizio della contesa, la convivenza di diverse etnie all’interno della regione, dove è presente una nutrita comunità romena, rimane piuttosto difficile. La questione è tornata d’attualità l’altro giorno quando l’assemblea dei romeni della Bucovina ha chiesto al presidente Poroshenko di concedere al territorio a maggioranza romena nella regione di Chernivtsi l’autonomia territoriale.
Secondo l’Assemblea dei romeni di Bucovina, i diritti dei romeni e di altre minoranze etniche in Ucraina sono gravemente violati e l’autonomia contribuirà a costruire le necessarie contro misure per difendersi dalle continue discriminazioni. «Poroshenko – ha osservato l’Assemblea in un comunicato – con la promessa di concedere l’autonomia territoriale ai tatari di Crimea (maggio 2016) ha creato un precedente giuridico e politico grazie al quale tutte le minoranze che risiedono in Ucraina possono richiedere uno status simile». Kiev per il momento ha provato a glissare la questione, facendo finta di niente, ma le richieste dei romeni si fanno sempre più pressanti e rischiano di coinvolgere direttamente anche il governo di Bucarest.
«Noi romeni della Bucovina – si legge ancora nel documento diffuso dall’Assemblea – abbiamo delle ottime ragioni per chiedere questo status. Non dimentichiamo che la nostra terra fino al 1944 è stata all’interno del territorio romeno. I nostri antenati hanno vissuto nella regione per centinaia di anni, creando cultura e ricchezza per l’intera nazione ucraina. Tuttavia, oggi siamo privati dei diritti umani e delle libertà fondamentali». I membri dell’assemblea hanno portato l’esempio di numerosi attivisti del movimento nazionale romeno perseguitati, ai quali è vietato svolgere ogni tipo di attività politica, come forum e assemblee. Per questo l’organizzazione ha inviato un appello anche all’Ue, al Consiglio d’Europa ad altri organismi internazionali per attirare l’attenzione sul problema.
Di recente in Romania è cresciuta la percentuale di coloro che sostengono un ritorno della Bucovina sotto il governo di Bucarest e questo potrebbe creare dei grossi problemi a Poroshenko, anche in un’ottica di integrazione europea. Diversi analisti politici romeni ritengono che, a causa della crisi in Ucraina, il governo dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di inviare delle proprie truppe all’interno delle regioni di Odessa e Chernivtsi. Ipotesi peraltro non così assurda, visto che negli ultimi tempi al confine orientale, sulla strada tra Bucarest e la città di Costanza, si sono registrati diversi spostamenti di equipaggiamenti militari e soldati dell’esercito romeno. Per evitare che ciò accada, tempo fa il ministero della Difesa ucraino aveva deciso di formare una nuova brigata per proteggere il territorio da ipotetiche rivendicazioni territoriali della Romania. Un’altra lunga battaglia aspetta l’Ucraina.


