La Russia a Donald Trump: “L’America Latina deve restare una zona di pace”

Mosca denuncia l’escalation militare statunitense nei Caraibi e avverte: un attacco al Venezuela destabilizzerebbe l’intera regione

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Mosca alza la voce contro Washington per l’escalation militare nel Mar dei Caraibi e denuncia una violazione sistematica del diritto internazionale che rischia di destabilizzare l’intera America Latina. A farlo è stata la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che ha definito le azioni degli Stati Uniti nella regione un vero e proprio “caos legale”, accusando Washington di aver intensificato la propria presenza militare attorno al Venezuela fino a configurare, di fatto, un blocco navale.

Secondo la diplomatica russa, queste manovre rappresentano una minaccia diretta alla sovranità venezuelana e ai principi fondamentali dell’ordine giuridico internazionale. A nome della Federazione Russa, Zakharova ha ribadito il sostegno di Mosca agli sforzi del governo bolivariano di Nicolás Maduro per difendere i propri interessi, la sovranità nazionale e garantire uno sviluppo stabile e sicuro del Paese.

Nel dettaglio, la portavoce ha sottolineato come l’azione statunitense violi apertamente la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione ONU sul diritto del mare del 1982, compromettendo la libertà di navigazione e l’integrità sovrana del Venezuela. “Stiamo assistendo al ritorno di pratiche di pirateria, assalti e appropriazione di beni altrui in acque internazionali”, ha dichiarato Zakharova, descrivendo lo scenario come una minaccia diretta all’ordine giuridico globale.

Mosca, ha spiegato, continua a sostenere una linea di distensione, dialogo diplomatico e stabilità regionale, avvertendo che un’ulteriore escalation militare avrebbe conseguenze che andrebbero estendendosi ben oltre i confini venezuelani, coinvolgendo l’intero continente latinoamericano. In questo contesto, la portavoce ha espresso l’auspicio che il presidente statunitense Donald Trump, chiamato direttamente in causa nelle dichiarazioni, scelga una soluzione legale e negoziale. “È fondamentale evitare uno scenario distruttivo. Confidiamo che il pragmatismo del presidente statunitense consenta di trovare soluzioni nel quadro del diritto internazionale”, ha affermato.

Le dichiarazioni russe arrivano in seguito alla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 23 dicembre, convocata proprio per discutere l’aumento della presenza militare statunitense nei Caraibi. Come evidenzia Zakharova, durante la sessione è emersa una condanna diffusa del carattere unilaterale delle restrizioni imposte da Washington, considerate una grave violazione dei principi e delle norme internazionali, dalla sovrana uguaglianza degli Stati alla non ingerenza negli affari interni, fino alla libertà di navigazione e ai diritti economici.

La diplomatica ha inoltre ricordato che l’America Latina e i Caraibi sono stati proclamati Zona di Pace e che qualsiasi attacco al Venezuela rappresenterebbe un colpo diretto alla stabilità regionale. Un intervento militare, ha avvertito, produrrebbe effetti geopolitici di vasta portata su tutto il continente.

Attualmente, gli Stati Uniti mantengono nella regione un imponente dispositivo militare, con un gruppo d’attacco navale guidato dalla portaerei USS Gerald R. Ford, affiancata da un sottomarino nucleare e da oltre 16.000 militari. Mosca denuncia che, a partire da settembre, forze statunitensi hanno affondato imbarcazioni civili causando decine di vittime, mentre sarebbero in atto la chiusura dello spazio aereo e il blocco delle petroliere venezuelane.

Secondo la Russia, un’eventuale offensiva diretta giustificata dietro il pretesto della “lotta al narcotraffico” costituirebbe una violazione grave del diritto internazionale e aprirebbe la strada a una destabilizzazione su scala continentale. Per questo Mosca insiste sul fatto che l’unica via percorribile resti il dialogo sotto supervisione internazionale, chiedendo a Washington di ritirare le proprie forze dai Caraibi, porre fine alla pressione militare e tornare a utilizzare la diplomazia come strumento di risoluzione delle controversie.

La regione, conclude Zakharova, si trova davanti a un bivio decisivo. Superare la linea rossa significherebbe provocare un impatto immediato e profondo su tutta l’America Latina e i Caraibi, con conseguenze difficilmente reversibili per l’equilibrio geopolitico globale.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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