La Russia continua a comprare oro e vendere titoli di Stato Usa

La fuga dei capitali dalla Russia nasconde un'altra verità, taciuta dalla stampa tradizionale

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Le voci sulla Russia che starebbe vendendo le sue riserve auree, è ormai chiaro, sono molto esagerate, dal momento che non solo Putin non sta vendendo ma le riserve auree russe hanno toccato il livello più alto degli ultimi sei mesi e vicino al record di aprile 2013: poco più di 46 miliardi dollari.




D'altra parte, c'è un altro trend che continua per i russi. Per il 20° mese consecutivo, la Russia ha continuato a sbarazzarsi dei titoli di Stato Usa.




Il 2014 ha registrato una fuga di capitali dalla Russia superiore alle attese, con funzionari e accademici statunitensi pronti a celebrare la scomparsa dell'economia russa.


Come invece suggerisce il Prof. Constantin Gurdgiev su True Economics e riporta Investire Oggi, sembra che gli analisti occidentali abbiano tralasciato alcune cose:

"dietro alle cifre ufficiali si celerebbe una verità diversa, per quanto rimanga la preoccupazione per i deflussi netti. E’ accaduto, infatti, che su ordine del governo, le banche e le società siano state indotte a ridurre il loro indebitamento verso l’estero, a compiere un’azione di deleverage, al fine di attutire al minimo le conseguenze dolorose della crisi valutaria e delle sanzioni finanziarie.
 
Le banche avrebbero così rimborsato debiti per 45,321 miliardi di dollari, mentre il settore non bancario per altri 72,684 miliardi. In tutto fanno 118 miliardi di dollari, il 78% dei deflussi totali dello scorso anno. Dei restanti 33 miliardi, in parte potrebbe essere avvenuta una conversione dei risparmi delle famiglie in dollari, al fine di approfittare del crollo del rublo. Ovviamente, anche il rimborso dei debiti in valuta straniera è un sintomo della mancanza di accesso al credito internazionale, ma in sé non è negativo, perché presuppone un miglioramento immediato dei bilanci di banche e imprese.  

Pur non volendo certamente negare che vi sia stata una fuga di capitali dalla Russia, negli ultimi mesi, il fenomeno sarebbe stato, però, inferiore a quello catastrofico dipinto dalla stampa internazionale, perché gran parte dei deflussi è stata dovuta alla riduzione delle esposizioni verso l’estero delle banche e delle imprese nazionali". 
 

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