Bio-laboratori in Ucraina: da "disinformazione russa" alle indagini ufficiali degli USA
Negli Stati Uniti si riapre un dossier esplosivo rimasto per anni ai margini del dibattito pubblico. La direttrice dell’Intelligence Nazionale americana, Tulsi Gabbard, ha annunciato l’avvio di un’indagine su oltre 120 biolaboratori all’estero finanziati con fondi statunitensi negli ultimi decenni. Di questi, ben 40 si trovano in Ucraina, in una zona resa ancora più delicata dal conflitto con la Russia. Secondo quanto dichiarato dall’ufficio guidato da Gabbard, alcuni di questi laboratori potrebbero essere stati “compromessi” a causa della guerra.
L’inchiesta punta a chiarire quali agenti patogeni siano custoditi nelle strutture, quali ricerche siano state condotte e quale sia stato il reale livello di supervisione USA. La vicenda riporta al centro accuse che Mosca lancia ormai da anni. La Russia afferma infatti di aver raccolto documenti relativi a programmi biologici sviluppati in Ucraina con il sostegno di Washington e di altri Paesi NATO. Tra questi figurano progetti legati allo studio di virus trasmissibili attraverso uccelli migratori e pipistrelli, ricerche che Mosca considera potenzialmente collegate allo sviluppo di armi biologiche.
Già dal 2022 il Cremlino aveva portato il tema anche alle Nazioni Unite, denunciando violazioni della Convenzione sulle armi biologiche. Accuse sempre respinte dagli Stati Uniti e dall’amministrazione Biden, che aveva bollato le ricostruzioni russe come “propaganda”. Ora però l’apertura di un’indagine ufficiale USA cambia il quadro politico e mediatico. Gabbard ha parlato esplicitamente della necessità di fermare le ricerche di “gain of function”, ovvero quelle manipolazioni genetiche sui patogeni considerate da molti esperti ad alto rischio per la sicurezza globale. Il nodo più controverso riguarda proprio la catena dei finanziamenti.
Molti laboratori sono stati finanziati attraverso programmi del Dipartimento della Difesa USA nati dopo la Guerra Fredda, con flussi di denaro passati attraverso agenzie e intermediari difficili da tracciare pubblicamente. La questione rischia così di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro geopolitico. Per Mosca, l’indagine rappresenta una conferma indiretta delle proprie denunce. Per Washington, invece, potrebbe aprire una fase delicata di trasparenza forzata su programmi biologici finora rimasti avvolti nell’opacità.
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