La Russia "ha pronta" la risposta al possibile sequestro dei beni da parte dell'UE
Il Ministro della Giustizia russo Chuichenko ha annunciato che un piano di risposta è stato sottoposto alla leadership del Paese. Bruxelles sta esplorando vie legali per utilizzare i fondi russi congelati, ma i rischi di azioni legali internazionali e ritorsioni simmetriche sono elevati.
Il Governo russo ha preparato una serie di contromisure in risposta alla possibile espropriazione dei propri beni sovrani immobilizzati dalle nazioni occidentali. Lo ha dichiarato il Ministro della Giustizia, Konstantin Chuichenko, in un’intervista all’agenzia TASS.
«Sono state redatte misure per rispondere alla possibile confisca dei beni russi da parte dei Paesi occidentali. Sono state sottoposte alla leadership del Paese», ha affermato Chuichenko, senza entrare nel merito dei dettagli operativi.
Il Ministro ha condannato con fermezza l’ipotesi stessa del sequestro, definendola «una palese violazione delle norme fondamentali del diritto internazionale». Chuichenko ha avvertito che questa azione «renderà tali paesi responsabili del risarcimento dei danni causati da questa violazione dei diritti di proprietà della Federazione Russa».
La mossa di Mosca giunge in un momento in cui i paesi dell’Unione Europea stanno tentando di individuare meccanismi legali per utilizzare i beni russi congelati, il cui valore più consistente – poco più di 200 miliardi di euro – è detenuto dalla camera di compensazione Euroclear in Belgio.
Tuttavia, la stessa Euroclear si è ripetutamente opposta a un'espropriazione definitiva di questi fondi, mettendo in guardia dalle conseguenze. L’istituto ha segnalato che un simile passo potrebbe innescare azioni legali da parte della Russia, con conseguente confisca di asset europei o belgi in altre giurisdizioni mondiali.
Le precedenti avvertenze del Cremlino
Il portavoce del Presidente russo, Dmitry Peskov, aveva già affermato in precedenza che Mosca non avrebbe lasciato senza risposta alcun tentativo di confisca. Un avvertimento ancor più esplicito era giunto dalla portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, la quale aveva dichiarato che la risposta russa sarebbe stata «molto dura e dolorosa» qualora l’UE avesse utilizzato i beni congelati per emettere un «prestito di riparazione» a favore dell’Ucraina.

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