La Russia vota sotto attacco: cosa c'è dietro l'offensiva dei droni contro Mosca
Le elezioni parlamentari russe si sono svolte sotto una pressione militare e informatica senza precedenti recenti. L'affluenza alle urne ha raggiunto il 54,96%, superando non soltanto i dati del 2016 e del 2021, ma anche quello delle prime elezioni della Duma del 1993. Un risultato che assume un significato particolare nel contesto degli attacchi lanciati dal regime di Kiev contro il territorio russo. Secondo le autorità russe, oltre 1.600 droni sono stati intercettati dalla difesa aerea, 450 dei quali diretti verso Mosca. L'offensiva, descritta come la più massiccia dall'inizio dell'operazione militare speciale, ha provocato incendi in alcuni edifici e in un impianto della raffineria di Kapotnja. Ma la scelta del momento non sarebbe casuale.
Un'analisi pubblicata da KP.RU individua nelle elezioni un obiettivo strategico: tentare di destabilizzare il processo di voto e dimostrare che nemmeno la capitale russa è al riparo dagli attacchi. Un'operazione che avrebbe anche una dimensione comunicativa rivolta ai sostenitori occidentali del regime di Kiev, per alimentare la percezione di una guerra ancora capace di colpire il cuore della Russia. Un secondo elemento riguarda le dichiarazioni di Zelensky, che avrebbe chiesto altri 40 giorni per sconfiggere Mosca. Il massiccio attacco con droni viene così interpretato dall’analista militare e corrispondente di guerra Alexander Kots come una dimostrazione propagandistica destinata a sostenere promesse militari sempre più difficili da tradurre in risultati concreti.
L'analisi propone infine una terza ipotesi, più preoccupante: gli attacchi potrebbero servire a individuare eventuali vulnerabilità nella difesa aerea di Mosca, preparando operazioni future con missili da crociera e balistici. Sul fronte informatico, Ella Pamfilova ha denunciato oltre mille ondate di attacchi provenienti dall'estero e più di 100 milioni di tentativi di accesso potenzialmente pericolosi. Secondo la Commissione elettorale centrale, nessuno degli attacchi sarebbe riuscito a compromettere l'infrastruttura di voto. Il quadro che emerge è quello di una competizione elettorale inserita direttamente nella logica del conflitto.
Per Kiev, colpire durante le elezioni significa tentare di trasformare un'azione militare in un messaggio politico. Per Mosca, garantire il voto nonostante gli attacchi diventa a sua volta una dimostrazione di continuità istituzionale e di forza dello Stato.
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