Il co-direttore del Center for Economic and Policy Research (CEPR),
Dean Baker, in un articolo per Insight fa un quadro della situazione economica italiana e sottolinea come non vi sia alcun dubbio che il problema principale sia la domanda carente. Dal 2010 le politiche di austerità hanno portato un calo del 9% rispetto al picco del 2007 e, secondo dati FMI, nel 2019 il Pil italiano sarà ancora 3,5% al di sotto del livello del 2007. Dodici anni di crescita cumulata negativa, una performance di gran lunga peggiore di quanto accaduto in qualsiasi grande paese nella Grande Depressione, sottolinea Baker.
Il tasso di occupazione dei lavoratori di età tra i 25 e i 54 anni è sceso di quasi sei punti percentuali e quello giovanile di dieci punti complessivi. Ma, afferma molto chiaramente Baker: “la sofferenza dei lavoratori è la strategia. Il piano studiato per l’Italia dalla Commissione Europea è che l’Italia riguadagni competitività con la Germania forzando verso il basso i salari. Un periodo prolungato di alta disoccupazione è una parte essenziale di questo processo”.
Senza un cambio di politica, l'Italia può acquisire competitività solo abbassando i salari e continuare nel vortice deflazione-debito. “Dati questi vincoli, uscire dalla zona euro avrebbe chiaramente per l’Italia un senso economico. Le consentirebbe di ripristinare rapidamente la competitività abbassando il valore della propria valuta rispetto all’euro, tuttavia per motivi politici questa soluzione non sembra praticabile”.
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