La strage di Starobelsk e il silenzio dell'Occidente: anatomia di una censura selettiva

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La strage di Starobelsk e il silenzio dell'Occidente: anatomia di una censura selettiva

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di Agata Iacono

 

Da anni ci viene proposta una narrazione univoca: la Russia sarebbe allo stremo, militarmente inefficiente, costretta a combattere con equipaggiamenti obsoleti e a cannibalizzare elettrodomestici per reperire microchip; le sanzioni ne avrebbero prostrato la popolazione, e le sue forze armate sarebbero incapaci non soltanto di avanzare in Ucraina, ma – come pure si è sentito affermare – di raggiungere Lisbona.

Parallelamente, si è alimentata una russofobia diffusa, il timore di un'invasione imminente, mentre si è continuato a finanziare il regime di Kiev – definito neonazista, corrotto, preda della cocaina – e ad accogliere il presidente Zelensky con tutti gli onori.

Gli attacchi condotti dalle forze russe vengono sistematicamente collocati in apertura dei notiziari, a riprova della giustezza della scelta di armare e sostenere senza riserve gli "ucronazisti". Nessuna di queste rappresentazioni viene mai sottoposta a scrutinio critico. Nessun dubbio, nessuna cautela verbale, nessun verbo coniugato al condizionale.

È in questo quadro che assume particolare rilievo la notizia del bombardamento, avvenuto il 22 maggio, del college e dormitorio di Starobelsk, dove si trovavano ragazzi tra i quattordici e i diciotto anni. L'attacco, lanciato dall'Ucraina, ha prodotto un bilancio provvisorio di diciotto morti e quarantadue feriti. Eppure, il mainstream occidentale non l'ha celebrata come un'ulteriore vittoria ucraina.

La ragione è immediatamente evidente: l'uccisione di giovanissimi è avvenuta in un territorio che, nonostante il referendum, è considerato a tutti gli effetti ucraino – le regioni di Lugansk e Donbass – dove tuttavia i cittadini russofoni non godono degli stessi diritti di chi parla ucraino e subiscono vessazioni e violenze dal 2014.

Assassinare nel sonno diciotto ragazzi – altri risultano ancora dispersi – e ferirne gravemente quarantadue rappresenta una patata bollente, una realtà difficilmente addomesticabile sul piano narrativo. Gli stessi dubbi, la medesima dolosa censura, hanno avvolto la strage nella scuola di Minab.

La notizia, inoltre, è scomparsa dai telegiornali di prima serata, benché fino a mezzogiorno di sabato Sky TG24 avesse osato accennare alla "presunta strage", introducendola addirittura con la locuzione: «Chi di spada ferisce, di spada perisce». Un servizio che resta reperibile in rete, e che si commenta da sé.

Risulta tuttavia arduo sostenere a lungo che l'assassinio di giovani studenti possa trovare una qualche giustificazione nella nemesi – o nel karma, come si preferisce dire oggi.

Che fare, dunque?

Si arriva così a negare che l'evento sia mai accaduto, a sostenere che si tratti di una fake news orchestrata da Putin, «perché non ci sono immagini sanguinolente, parenti in lacrime, corpi fatti a pezzi» – immagini che invece esistono, qualora si vogliano cercare sul web, nonostante la censura imposta ai siti russi.

In sede ONU, dove la Russia ha immediatamente chiesto che la strage degli studenti fosse qualificata come crimine contro l'umanità, la Lettonia ha espressamente negato che il fatto sia mai avvenuto.

Tutti i corrispondenti della stampa estera sono stati formalmente invitati, con accredito immediato, a recarsi sul luogo dell'attacco per prendere atto e documentare direttamente. Tuttavia, sia la BBC sia la CNN hanno rifiutato di visitare il sito dell'attacco terroristico, dove l'area è in sicurezza e si continua a scavare tra le macerie per recuperare i corpi dei dispersi.

Maria Zakharova ha commentato:

«Il rifiuto della BBC di recarsi a Starobelsk è la prova che l'Occidente collettivo, anche attraverso le parole dei suoi rappresentanti permanenti nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha mentito ieri... Ecco esattamente perché i loro media non andranno lì – hanno paura di mostrarvi le immagini reali.»

Nelle ore successive sono giunti ulteriori rifiuti da parte dei network internazionali.

Nel frattempo, sono stati resi noti i nomi delle giovanissime vittime e diffusi i loro volti, attraverso i canali ancora accessibili. L'Ucraina ha ucciso cittadini ucraini unicamente perché russofoni: vite giovanissime stroncate, per le quali nessuno si indigna.

Nella stessa serata, a Lugansk, un altro drone kamikaze ucraino si è schiantato esattamente al centro della città, un sabato sera, esplodendo di fronte a una farmacia, accanto a uno dei punti di ritrovo preferiti dai giovani. Due persone sono rimaste ferite.

Putin ha voluto sottolineare che «non c'è nessun obiettivo militare vicino alla residenza» e ha assicurato che l'impatto non è stato casuale: sedici droni hanno attaccato lo stesso luogo in tre ondate successive.

Il rappresentante permanente della Cina presso le Nazioni Unite, Fu Cong, ha dichiarato che Pechino è profondamente preoccupata per l'attacco del regime di Kiev contro una scuola a Starobelsk: «La Cina ha preso nota dell'attacco con droni di cui si è riferito contro una scuola a Starobelsk ed esprime profonda preoccupazione per le vittime che ha causato, in particolare tra gli studenti. La Cina condanna qualsiasi attacco diretto contro civili innocenti».

Agata Iacono

Agata Iacono

Sociologa e antropologa

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