La svastica, la "svarga" e poi l'intelligenza artificiale: la scuola ucraina di Vinnytsia contraddice Open
di Comitato Donbass Antinazista
Un articolo pubblicato da Open a firma David Puente sostiene che le due foto scattate al Vinnytsia Technical College non mostrerebbero degli studenti disposti nel piazzale della scuola a rappresentare una svastica, ma una "svarga", simbolo tradizionale slavo, e che la percezione della svastica sarebbe il risultato del ribaltamento delle fotografie ad opera dei “filorussi”.
Tuttavia, l'argomentazione presenta numerosi punti critici.

1. Nessuno aveva contestato l'autenticità delle fotografie
Il primo elemento da osservare è che il dibattito iniziale non riguardava la genuinità delle immagini, ad eccezione del loro ribaltamento orizzontale. Esistono infatti almeno due fotografie scattate da angolazioni differenti che mostrano la medesima disposizione degli studenti. Le immagini risultano coerenti tra loro e non sono state individuate evidenti anomalie grafiche o incongruenze prospettiche tali da suggerire una manipolazione.
Di conseguenza, la questione non era se le immagini fossero reali, bensì cosa rappresentasse effettivamente la formazione umana visibile nelle fotografie.
2. Open si è basato sulle dichiarazioni dell'istituto
L'articolo di Open attribuisce particolare rilevanza al testo pubblicato dal Vinnytsia Technical College:
“Nel sito della scuola si legge che, in movimento continuo, gli studenti hanno riprodotto a turno i tradizionali «simboli del fuoco» del ricamo ucraino: la «danza storta», il sole, la croce, la stella, il «tre-corni» e una svarga dinamica. È, per ammissione degli stessi organizzatori, un repertorio etnografico di simboli popolari, non iconografia nazista.”
L'istituto dichiarava quindi che gli studenti erano stati disposti a forma di "svarga".
3. Il cambio versione dell’istituto
A seguito dello scandalo internazionale il Vinnytsia Technical College ha pubblicato una comunicazione nella quale afferma che le immagini sarebbero addirittura false e generate dall'intelligenza artificiale ad opera dei “servizi speciali russi”. Questa posizione appare difficilmente conciliabile con il testo pubblicato nel giorno dell’evento e si pone in contrapposizione all’argomentazione di Puente.

Inizialmente l'istituto rivendicava la rappresentazione della "svarga" durante l'evento. Se invece le immagini sarebbero state create con l'intelligenza artificiale, allora la rappresentazione della "svarga" non sarebbe mai avvenuta. Le due dichiarazioni non possono essere contemporaneamente vere.
A seguito della dichiarazione, tanto per alimentare i già forti dubbi sulle dichiarazioni dell’istituto, c’è la rimozione silenziosa del video dell’evento da loro caricato su Youtube. Lo stesso video citato da Puente nel suo articolo.

4. Le critiche di Ishchenko a Puente: “l’interpretazione della svarga è una cavolata”
Un ulteriore elemento ignorato nel dibattito italiano è che le contestazioni alla versione dell'istituto non provengono esclusivamente da ambienti “filorussi”. Il sociologo ucraino Volodymyr Ishchenko, che studia proprio la società ucraina, ha definito pubblicamente "cavolata" la spiegazione di Puente secondo cui la figura sarebbe stata semplicemente una svarga mal interpretata. Una "stronzata", continua Ishchenko, al pari di chi dice che un Sieg Heil (col braccio teso) sia in realtà solo un saluto dell'antica Roma.
Secondo Ishchenko, gli organizzatori erano perfettamente consapevoli della forma realizzata e l'episodio andrebbe inserito nel più ampio contesto della crescente normalizzazione di simboli e riferimenti dell'estrema destra emersa in alcuni settori della società ucraina dopo Euromaidan dal 2014.

5. L’istituto e il nazionalismo ucraino
Che l’istituto possa aver realmente fatto inscenare agli studenti una rappresentazione della svastica nel piazzale è ancor più credibile per il fatto che figure legate al nazionalismo ucraino e al collaborazionismo col Terzo Reich sono elogiate dai professori dai vertici della struttura. In queste foto pubblicate dall’istituto notiamo delle grafiche su cui campeggia il volto dell’ormai noto Stepan Bandera e di Roman Shukhevych, comandante del Nachtigall Battalion della Germania nazista.

La direttrice dell’istituto è Svetlana Vasiluk, che vediamo qui sorridente in mezzo ai ragazzi tra le bandiere rossonere dell’Organizzazione dei Nazionalisti ucraini, collaboratori del Terzo Reich.

6. Il simbolo esiste anche nella cultura russa? L’uso manipolatorio delle fonti di Puente
Uno dei passaggi più curiosi della ricostruzione proposta da Open è il richiamo al fatto che la cosiddetta "svarga" sarebbe presente non soltanto nella cultura ucraina ma anche in quella russa. Le fonti citate da Open come La Grande Enciclopedia Russa e lo studio di Anna Bednarchik analizzano principalmente: ricami, asciugamani rituali, tessuti popolari, ornamenti tradizionali.
Dimostrano quindi una cosa molto specifica: che motivi a svastica erano presenti nell'ornamentazione popolare della Russia settentrionale. Ma questo non era il punto contestato. Nessuno ha sostenuto che la forma geometrica della svastica sia stata inventata dai nazisti tedeschi o che non esistesse nella tradizione slava.
La Grande Enciclopedia Russa specifica che il simbolo è stato successivamente associato al nazismo tedesco. Questo dettaglio è importante. L'enciclopedia non sostiene che il simbolo sia rimasto culturalmente neutro. Al contrario, riconosce che il XX secolo ne ha modificato profondamente la percezione pubblica.
Di conseguenza, le stesse fonti citate da Open rendono più complessa la difesa dell'episodio, non più semplice.
Conclusione
Il problema principale dell'articolo di Open non è tanto la difesa di una determinata interpretazione del simbolo, quanto il fatto che la sua ricostruzione si fonda su una versione fornita dall'istituto che successivamente è stata smentita dallo stesso istituto. Dalla tesi della "svarga” tradizionale alla tesi dell’immagine generata dai russi con l'intelligenza artificiale, ai video che scompaiono silenziosamente, il quadro della situazione sembra essere piuttosto chiaro.
Nel frattempo che siamo qui ad analizzare a fondo la vicenda, Open ha già sanzionato numerose pagine che hanno pubblicato questa notizia: il loro articolo è stato utilizzato dal social network per censurare la notizia in tutto il mondo, colpendo anche molti utenti stranieri, i quali sono stati ridirezionati sul sito di Open per farsi spiegare da questo sconosciuto David Puente perché avrebbero sbagliato a rilanciare questa o quella informazione.
Il nostro canale è già stato bannato nel 2022 a seguito di un articolo firmato proprio da Puente. Abbiamo perso 51mila iscritti nel giro di qualche ora, e tutta la documentazione sul conflitto che avevamo accumulato dal 2014. La promessa di Zuckerberg del gennaio 2025 di “liberarsi dei fact-checkers” “troppo condizionati politicamente” e di “sostituirli con note della comunità simili a X (ex Twitter)” è caduta nel vuoto, e con essa anche la possibilità di avere un’informazione più neutrale nel nostro paese (e in tutto l’occidente).


