La Svizzera conferma il rapimento di una missionaria nel nord del Mali
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Il ministero svizzero degli esteri ha annunciato oggi di essere in contatto con la famiglia della donna elvetica residente a Timbuctu, rapita ieri nel nord del Mali e di essere ''pienamente impegnato per ottenere la liberazione dell'ostaggio, in buona salute''. L'Ufficio di coordinamento di Bamako della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e l'ambasciata svizzera nella capitale maliana hanno inoltre preso contatto con le autorita' locali competenti in materia, si legge nella nota del DFAE. Stando a quanto riferito da testimoni, la donna e' stata prelevata nella sua abitazione di Timbuctu da uomini armati che indossavano un turbante. Mohammed Ould, un funzionario dell'amministrazione cittadina, ha riferito all'Afp che la svizzera sequestrata si chiama Beatrice.
Una settimana fa i ribelli tuareg hanno proclamato l'indipendenza del nord del Mali. Il potere viene pero' di fatto esercitato in vaste zone dal movimento islamico Ansar Dine, che controlla tutte le principali citta' della regione, fra cui Timbuctu. Contrariamente ad altri occidentali la missionaria non aveva lasciato la citta'. Secondo un bilancio realizzato dall'Afp sono ora 21 gli ostaggi sequestrati in Sahel: oltre alla missionaria nelle mani di rapitori vi sono 13 occidentali - fra cui sei francesi - e sette algerini.


