La svolta bellica dell'UE: droni, riarmo e la scommessa pericolosa di Ursula von der Leyen

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La svolta bellica dell'UE: droni, riarmo e la scommessa pericolosa di Ursula von der Leyen

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Ursula von der Leyen spinge per la creazione di un grande polo produttivo europeo dedicato alle tecnologie avanzate, con un focus preciso: gli aerei senza pilota. Il continuo andirivieni diplomatico e operativo tra Bruxelles e Kiev sul fronte dei droni ha già prodotto effetti tangibili, a partire dall'impennata delle spese militari, passando per gli investimenti comunitari per la produzione di armi in Ucraina, fino al patto che integra la difesa ucraina con quella europea. "Uniti si vince", vecchio slogan sindacale, è diventato oggi il mantra dei vertici politici, militari ed economici dei Paesi UE.

Il rischio concreto che corriamo è quello di dare vita a un inedito "Nuovo Ordine d'Europa", figlio di mesi di narrazioni acritiche sul conflitto. Mentre i governi definiscono nuovi equilibri attorno all'aumento dei budget per la difesa, si fa largo il rilancio di finanziamenti per favorire quel "salto di qualità" della manifattura da civile a militare che ormai sta guadagnando consenso persino all'interno del mondo sindacale.

La produzione di droni richiede una costante interconnessione tra il settore civile e quello militare, dominato oggi dai colossi di USA e Cina. L'interesse della Commissione Europea sembra proprio mirare a una filiera del volo autonomo interamente made in UE. Se un tempo la retorica fascista mobilitava "milioni di baionette pronte a conquistare l’Impero", oggi il lessico si è fatto tecnologico: si parla di "manifattura militare europea" e di "Patriot made in Ukraine".

La realtà del fronte e la rincorsa al riarmo

I droni europei vengono ormai lanciati nella Russia profonda, colpendo obiettivi sensibili come le petroliere nel Mar Nero: un dato che fotografa chiaramente il ruolo attivo dell'Unione nel conflitto. Eppure, la narrativa mediatica dominante preferisce concentrarsi esclusivamente sui piani di aggressione russa verso Polonia e Germania — guarda caso, le nazioni che stanno spingendo con più forza sulla spesa bellica, sulla produzione e sul commercio di armi.

Per giustificare queste politiche offensive, l'opinione pubblica viene costantemente allarmata con minacce di spionaggio, sabotaggi e attacchi informatici. Emblematici sono il maxi-indebitamento della Germania e la riconversione industriale di storici stabilimenti civili in impianti militari. Berlino, a sua volta, usa la propria leva finanziaria per spingere i Paesi debitori al riarmo, orientando i flussi verso le imprese della Renania.

Davanti a questo scenario, dove sono finite le "anime candide" dell'Europa di pace (la stessa che bombardava la Serbia nel 1999)? Oggi, persino i grandi gruppi storici del settore metalmeccanico provano a modificare le regole contrattuali pur di licenziare maestranze e riconvertire gli impianti alla difesa. Inoltre, i prestiti accordati all'Ucraina vincolano almeno i due terzi delle risorse a beneficio del settore militare. Una scommessa non priva di ostacoli, dato che sarà difficile convincere Kiev a preferire i prodotti europei rispetto ai più collaudati missili statunitensi.

I dati economici ci mostrano una Russia indubbiamente in difficoltà, ma l'Unione Europea non se la passa meglio. Il dubbio sorge spontaneo: non sarà che questa guerra d'attrito finirà per produrre gli effetti più nefasti proprio sul tessuto economico della UE? I numeri sembrano confermarlo, mentre i sogni bellicisti di Bruxelles continuano a volare alto.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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