La "tabella di marcia" di Rubio: il piano di Washington che stringe il Libano d'assedio
L'esercito statunitense ha rivendicato un'ondata di bombardamenti contro la città di Goruk e l'isola di Qeshm, colpendo postazioni radar e infrastrutture per droni legate all'Iran. Immediata la risposta di Teheran: il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha confermato il contrattacco contro una base militare strategica, indicata come il punto di partenza dei raid occidentali contro l'isola di Sirik. Nel mezzo dello scambio di accuse si inserisce il Kuwait, che ha denunciato violazioni dello spazio aereo e incursioni ostili sul proprio territorio.
Sul piano politico, Donald Trump è tornato a dettare le condizioni per un eventuale negoziato, blindando la posizione di Washington: l'amministrazione statunitense pretende che Teheran rinunci definitivamente a qualsiasi programma atomico, imponendo vincoli che la Casa Bianca definisce «estremamente rigorosi e dettagliate».
Parallelamente, gli Stati Uniti stanno tentando di imporre una propria "tabella di marcia" per congelare il fronte in Libano, muovendosi in stretto coordinamento con il governo israeliano. Secondo quanto rivelato da un funzionario statunitense ad Al Jazeera, il Segretario di Stato Marco Rubio ha condotto un giro di consultazioni serrate nell'arco di 48 ore con il presidente libanese Joseph Aoun e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. La proposta di Washington appare fortemente sbilanciata: si esige da Hezbollah la cessazione totale e unilaterale dei lanci contro Israele, offrendo in cambio solo una parziale concessione da parte del governo Netanyahu, ovvero l'impegno a non intensificare ulteriormente i bombardamenti sulla capitale Beirut.


