La tempesta perfetta dell’auto europea: 7 errori (e un conto salato) del capitalismo finanziario

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La tempesta perfetta dell’auto europea: 7 errori (e un conto salato) del capitalismo finanziario

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di Alessandro Volpi*

La crisi profonda del settore dell'automobile in Europa è una delle espressioni più chiare dell'irresponsabilità delle classi dirigenti del capitalismo finanziario. Le motivazioni di tale crisi, che sta producendo licenziamenti in massa, di cui i 100 mila tagli di Volkswagen sono solo l'espressione più evidente, risultano molteplici.

1) La progressiva riduzione degli investimenti nella ricerca e nell'innovazione, sostituita dalla volontà di recuperare competitività riducendo il costo, e la qualità, del lavoro e, al contempo, cercando profitti attraverso "strategie" di alti prezzi, non compatibili con la perdita di potere d'acquisto della popolazione euroepea.

2) La sconfitta patita dall'industria cinese. Nei rapporti con la Cina le classi dirigenti europee hanno fatto molteplici errori. Prima hanno delocalizzato le proprie unità produttive, alla ricerca di costi più bassi, poi hanno pensato di poter competere sul versante dell'elettrico, non rendendosi conto del ritardo accumulato e infine hanno deciso di ridurre le proprie produzioni a mero assemblaggio di prodotti cinesi. Nel frattempo, all'interno del mercato cinese, hanno perso la partita della possibilità di competere con le nuove produzioni delle neonate grandi società locali, finanziate dallo Stato.

3) I grandi produttori europei hanno utilizzato molto male i circa 200 miliardi di euro di aiuti ricevuti nell'ultimo quinquennio che, peraltro, sono stati resi particolarmente complessi dalla stessa normativa europea sull'accelerata transizione verso l'elettrico.

4) Gran parte degli azionisti di riferimento delle principali società automobilistiche europee hanno iniziato una forte diversificazione, decidendo di abbandonare il settore per altri ambiti finanziari.

5) La politiche dell'Unione europea sono state molto negative per il settore auto. Le sanzioni alla Russia hanno fatto impennare il prezzo dell'energia e la tempistica della trasformazione verso l'elettrico ha provocato danni enormi alla filiera produttiva dell'auto.

6) Il settore sconta anche, in pieno, gli effetti della finanziarizzazione. Nei grandi produttori di auto europei, a partire da VW, Stellantis, Mercedes e BMW, il peso dei grandi fondi si è ridotto perché i cali in Borsa, molto pesanti da inizio anno, hanno generato la perdita di valore degli Etf costruiti sugli indici automobilistici, come nel caso di iShares STOXX Europe 600 Automobiles & Parts. Questo effetto ha però accentuato il crollo degli stessi titoli automobilistici perché ha obbligato i grandi fondi a venderli, in una catena al ribasso molto forte. 

7) il programma Rearm Europe ha indotto molte aziende dell'auto a tentare un'improbabile transizione verso il riarmo, con effetti devastanti in termini di occupazione
Ad oggi gli occupati nel settore automotive in Europa sono 13 milioni. Il capitalismo finanziario li sta trasformando in disoccupati.

*da Facebook

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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