La verità sul Venezuela: una rivolta dei ricchi, non una “campagna di terrore”. Mark Weisbrot sul Guardian
La retorica di John Kerry è sconnessa dalla realtà sul terreno, dove la vita va avanti - anche nelle barricate
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Le immagini plasmano la realtà. Le immagini televisive, i video e anche le fotografie hanno il potere di scavare in profondità nelle menti delle persone, senza che esse se ne rendano conto. Mark Weisbrot, co-direttore del Centro per la Ricerca Economica e Politica (CEPR) di Washington, racconta sul Guardian di essersi sempre ritenuto immune a questi ripetitivi ritratti del Venezuela come uno Stato fallito in mezzo a una rivolta popolare. Ma ammette di non essere stato preparato a ciò che ha visto a Caracas, in questo mese: quanto poco della vita quotidiana sembra essere colpita dalle proteste, alla normalità prevalente nella maggior parte della città. Anche lui, confessa, era stato ingannato dalle immagini dei media.
I grandi media hanno riferito che i poveri in Venezuela non hanno aderito alle proteste dell’opposizione di destra, ma questo è un eufemismo: non sono solamente i poveri che si astengono – a Caracas, ma sono quasi tutti, eccetto alcune aree come Altamira, dove piccoli gruppi di manifestanti entrano in scontri notturni con le forze di sicurezza, lanciando pietre, bombe incendiarie e gas lacrimogeni.
Camminando dal quartiere popolare Sabana Grande, al centro della città, non ci sono segni che il Venezuela sia sull’orlo di una “crisi” che richieda l’intervento dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS), nonostante ciò che John Kerry afferma. Anche la metropolitana funziona molto bene, nonostante Weisbrot non abbia potuto inoltrarsi nella stazione di Altamira, dove i ribelli avevano stabilito la loro base di operazioni almeno fino alla loro rimozione questa settimana.
Weisbrot racconta di aver visto le barricate per la prima volta a Los Palos Grandes, zona dell’alta classe, dove i manifestanti hanno il sostegno popolare e i vicini gridano a chiunque cerchi di rimuovere le barricate – una cosa rischiosa da provare (almeno quattro persone sono state apparentemente uccise per averlo fatto). Ma anche nelle barricate la vita era abbastanza normale, tranne che per il traffico intenso. Durante il fine settimana, Parque dell’Est era pieno di famiglie e corridori sudati che prima di Chávez avrebbero dovuto pagare, mentre, i residenti erano rimasti delusi perché si era permesso ai meno abbienti di entrare gratis. I ristoranti sono sempre affollati di notte.
Viaggiare aiuta a verificare la realtà e Weisbrot si è recato in visita a Caracas per raccogliere dati sull'economia, dato il suo scetticismo riguardo al racconto riportato quotidianamente dai media, che la rescente penuria di alimenti di base e beni di consumo era stato il motivo delle proteste. Le persone che dovrebbero essere più disturbati da tali carenze sono, naturalmente, i poveri e i membri delle classi lavoratrici. Gli abitanti di Altamira e Los Palos Grandes, dove Weisbrot racconta di aver visto le proteste, avevano quello di cui necessitavano e reddito e spazio per accumulare le scorte.
Queste persone non stavano soffrendo, afferma il politologo. Il loro reddito è cresciuto a ritmo sostenuto da quando Chávez prese il controllo dell’industria petrolifera, un decennio fa. Hanno anche un grande sostegno del governo: chiunque abbia una carta di credito (tranne i poveri e milioni della classe operaia), ha diritto a 3.000 dollari l’anno, a un tasso di cambio agevolato. Essi possono quindi vendere sei volte più caro il dollaro di quanto l’hanno pagato e ciò equivale ad una sovvenzione annua di svariati milioni di dollari per i privilegiati . Eppure sono loro che stanno fornendo la base e le "truppe" alla ribellione.
La natura di classe di questa lotta è sempre stata forte e inconfutabile, ora più che mai, scrive Weisbrot. Passeggiando tra le masse che hanno partecipato alle cerimonie per l’anniversario della morte di Chávez il 5 marzo, il politologo racconta di una marea di venezuelani della classe operaia, decine di migliaia di loro. Non c’erano vestiti costosi o scarpe da 300 dollari: un netto contrasto con le masse scontente di Los Palos Grandes, che possedevano Grand Cherokee SUV di 40,000 dollari che recavano lo slogan del momento: VENEZUELA SOS.
Quando si tratta del Venezuela, John Kerry sa da quale parte è la guerra di classe. La scorsa settimana il Segretario di Stato ha raddoppiato la sua retorica contro il governo, accusando il presidente Nicolas Maduro di fomentare una “campagna di terrore contro il proprio popolo”. Kerry ha anche minacciato di invocare la Carta Democratica dell’OEA contro il Venezuela, così come di applicare sanzioni.
Brandire la Carta democratica contro il Venezuela è quasi come minacciare Vladimir Putin con un voto del’Onu sulla secessione in Crimea. Forse Kerry non se n’è accorto, ma pochi giorni prima delle sue minacce, l’OAS ha approvato una risoluzione che Washington aveva introdotto contro il Venezuela, ma che è stata rivoltata, dichiarando “la solidarietà” dell’organismo regionale con il governo di Maduro. E’ stata approvata da ventinove paesi e solo i governi di destra di Panama e Canada si sono alleati con gli Stati Uniti contro di essa.
L’articolo 21 della Carta Democratica dell’OSA si applica davanti “all’incostituzionale l’interruzione dell’ordine democratico di uno Stato membro” (come il colpo di stato militare in Honduras 2009, che Washington ha contribuito a legittimare o il colpo di stato militare 2002 in Venezuela, sempre con il contributo degli Usa). L’OAS, commenta il politologo, potrebbe invocare la Carta Democratica più contro il governo degli Stati Uniti per decessi causati da loro droni sui cittadini americani, che per ciò che potrebbe farsi contro il Venezuela.
La retorica della “campagna di terrore” di Kerry è sconnessa dalla realtà e ha provocato una risposta equivalente da parte del ministro degli Esteri del Venezuela, che ha definito Kerry “un assassino”. Questa è la verità riguardo le accuse di Kerry: da quando sono iniziate le proteste in Venezuela, sembra che sempre più persone siano morte per mano dei manifestanti che per quelle delle forze di sicurezza. Secondo i decessi segnalati dal CEPR (Centro di Ricerca in Economia e Politica) nel corso del mese passato, in aggiunta alle morti per aver cercarto di togliere le barricate, almeno sette persone sono apparentemente morte a causa degli ostacoli creati dai manifestanti – compreso un motociclista decapitato da un filo metallico teso sulla strada e cinque ufficiali della Guardia Nazionale sono stati uccisi.
Per quanto riguarda la violenza da parte delle forze di sicurezza, presumibilmente tre persone potrebbero essere state uccise dalla Guardia Nazionale e da altre forze di sicurezza – tra cui due manifestanti e un attivista che appoggiava il governo. Alcune persone accusano il governo per altri tre morti di civili armati, in un paese con una media di oltre 65 omicidi il giorno, è del tutto possibile che queste persone abbiano agito per conto proprio.
Un totale di 21 membri delle forze di sicurezza sono in stato di arresto per presunti abusi, tra cui da alcuni degli omicidi. Questa non è una “campagna di terrore”.
Allo stesso tempo, è difficile trovare una denuncia circa la violenta opposizione dei leader più importanti. Secondo i dati dell’indagine, le proteste sono in gran parte impopolari in Venezuela. I sondaggi suggeriscono anche che la maggior parte dei venezuelani vedono questi disturbi per quello che sono: un tentativo di rovesciare un governo eletto.
La politica interna che si cela dietro la posizione di Kerry è abbastanza semplice. Da un lato è appoggiata dalla lobby cubano-americana di destra della Florida e dai suoi alleati neo-conservatori che sono a favore del rovesciamento. A sinistra dell'estrema destra… non c’è nulla. Questa Casa Bianca si preoccupa molto poco dell’America Latina.
Forse Kerry pensa che l’economia del Venezuela stia per crollare e ciò porterà alcuni venezuelani non ricchi a manifestare contro il governo. La situazione economica, però, si sta stabilizzando – l’inflazione mensile è scesa nel mese di febbraio e il dollaro sul mercato nero è sceso drasticamente, di fronte alle notizie che il governo sta introducendo una nuova tariffa basata sul mercato. Le obbligazioni sovrane del Venezuela hanno avuto un rendimento dell’11,5 % dall’11 febbraio (il giorno dell’inizio delle proteste) al 13 marzo: il più alto rendimento secondo gli indici Bloomberg. Le carenze molto probabilmente diminuiranno nelle prossime settimane e mesi.
Questo è esattamente il problema principale dell’opposizione: le prossime elezioni saranno entro un anno e mezzo e per quel momento, la carenza economica e l’inflazione, che sono aumentate negli ultimi 15 mesi, scenderanno. L’opposizione perderà molto probabilmente le elezioni, così come ha perso tutte le elezioni negli ultimi 15 anni. In più, l’attuale strategia insurrezionale non sta favorendo la sua causa: pare che abbia diviso le opposizioni e unito gli chavisti.
L’unico posto dove l’opposizione sembrerebbe guadagnare consensi è a Washington.


