La vittoria di Buhari è un momento importante nella storia della giovane democrazia nigeriana

Dal 29 maggio, Buhari sarà il presidente della più grande economia africana e del più popoloso Stato del continente

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La vittoria di Buhari è un momento importante nella storia della giovane democrazia nigeriana

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di Mara Carro

Muhammadu Buhari, leader dell'opposizione della Nigeria ed ex dittatore militare, ha vinto le elezioni presidenziali tenute il 28 e il 29 marzo dopo un rinvio a causa di questioni di sicurezza legate alle attività di Boko Haram nel nord est del Paese. Questa vittoria segna l'apice della sua carriera politica: Buhari ha infatti già guidato il Paese dal gennaio 1984 ad agosto 1985 a seguito di un colpo di Stato e si era candidato sia nel 2007 che nel 2011, perdendo entrambe le volte. 

L'affermazione di Buhari è un momento importante nella storia della giovane democrazia nigeriana: per la prima volta un candidato dell'opposizione sconfigge democraticamente un presidente in carica, in questo caso il presidente Goodluck Jonathan, e sempre per la prima volta, dall’avvento della democrazia nel 1999, a guidare il Paese non sarà il People Democratic Party (PDP) ma l'All Progressives Congress, una coalizione di partiti minori che ha fatto della lotta alla corruzione, della lotta a Boko Haram - che han ucciso circa 20mila persone dal 2009 ad oggi - e dell'opposizione alla politica economica del presidente Johathan i temi chiave della sua campagna elettorale.

La vittoria di Bahari, ex generale musulmano originario di Daura, Stato di Katsina, estremo Nord del Paese, può infatti essere ricondotta sia al suo essere un musulmano del nord, l'area dove si concentra l'insorgenza di Boko Haram, e che ha indotto i nigeriani a credere che Buhari possa essere più efficace nel contrastare le attività del gruppo radicale islamico rispetto a Jonathan, un cristiano del sud, sia al suo passato da militare che fa di lui, agli occhi dei nigeriani, un comandante in capo più competente e inflessibile a disciplina e corruzione.

Gli scandali sulla corruzioine hanno caratterizzato gli anni della presidenza Jonathan, pesando sulla sua mancata riconferma. Solo lo scorso anno, il governatore della Banca Ventrale Lamido Sanusi ha accusato la compagnia petrolifera statale di aver sottratto circa 20 miliardi di dollari di fondi pubblici. Allo stesso modo la tardiva risposta all'offensiva di Boko Haram ha alienato a Jonathan il consenso di molti suoi elettori. 

L'APC di Buhari ha ottenuto 15,4 milioni di voti (53.96%) e il PDP di Goodluck Jonathan 13,3 (44.96%). Buhari ha conquistato tutti gli stati del nord, riportando notevoli risultato sia nel sud che nel centro del paese, soddisfacendo facilmente il requisito elettorale che vuole che il vincitore ottenga almeno il 50 per cento dei voti, e almeno il 25 per cento nei due terzi degli stati in cui è diviso il paese, per mostrare un supporto tribale e settario trasversale.  
 
Si temeva che il risultato potesse essere contestato da Johnathan e che questo avrebbe potenzialmente innescato violenze tra i sostenitori dei due candidati, esacerbando le tensioni preesistenti che corrono lungo linee etniche e religiose, ma al momento il pericolo sembra scongiurato. Il presidente uscente ha infatti ammesso la sconfitta e si è congraturato con il nuovo presidente del paese.

Il messaggio della campagna di Buhari ricordava quella di Barack Obama nel 2008. L'ex generale si è presentato come l'unica persona che poteva portare avanti il ​​cambiamento. Ora deve passare dalle parole ai fatti: rilanciare l'economia martoriata dal calo dei prezzi del petrolio; creare posti di lavoro per risolvere il problema della disoccupazione; cercare una soluzione a lungo termine per Boko Haram e l'insicurezza endemica nel nord-est. Il tutto cercando di muoversi bene tra le divisioni geografice, religiose e culturali della Nigeria.

Resta però da valutare come sarà la transizione e, soprattutto, quale sarà la reazione del Sud cristiano del Paese, motore economico del Paese, che ha sempre temuto che se Buhari fosse andato al potere avrebbe imposto la sharia anche negli Stati meridionali come nel 2011 aveva promesso di fare negli Stati settentrionali.  Nel 2011, inoltre, quando Jonathan e Buhari si affrontarono alle presidenziali, 800 persone hanno perso la vita negli scontri tra i loro sostenitori, con i seguaci di Buhari che si sono macchiati di violenze anticristiane. Oggi Buhari si presenta con un vicepresidente cristiano, promettendo libertà religiosa.

Buhari entrerà ufficialmente in carica come 15° presidente della più grande economia africana e del più popoloso Stato del continente il 29 maggio.  

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