"L'accordo USA-Iran segnerà la fine di Netanyahu, rischia il carcere": il duro attacco del Pakistan
L'accordo storico siglato tra Iran e Stati Uniti infligge "un duro colpo" a Israele e potrebbe decretare la definitiva "fine politica" di Benjamin Netanyahu. È la dura analisi del ministro della Difesa pakistano, Jawaja Muhammad Asif, all'indomani della svolta diplomatica di Islamabad.
Il 18 giugno scorso, nella capitale pakistana, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il presidente statunitense Donald Trump hanno firmato formalmente un memorandum d'intesa in 14 punti. Il testo, finalizzato dopo mesi di intensi negoziati mediati dal Pakistan e sostenuti da altri Paesi della regione, è ora ufficialmente in vigore.
Il Pakistan accusa: "Israele è disperato e vuole sabotare la pace"
Secondo il ministro Asif, il governo israeliano guidato da Netanyahu starebbe facendo "tutto il possibile" per far saltare il memorandum raggiunto tra Teheran e Washington. Il ministro ha avvertito che il successo dell'intesa non solo cancellerebbe la carriera politica del Premier israeliano, ma aprirebbe la strada a pesanti conseguenze legali e alla reclusione.
"Il governo israeliano è disperato e cerca in tutti i modi di sabotare l'accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Raggiungere tale intesa potrebbe portare alla caduta politica di Netanyahu e persino al suo arresto", ha dichiarato Asif.
Netanyahu deve già rispondere in patria di accuse di corruzione, concussione e abuso d'ufficio in tre diversi procedimenti (i casi 1000, 2000 e 4000), per i quali è stato incriminato nel novembre 2019. A questo si aggiunge il mandato d'arresto internazionale emesso nel 2024 dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini di guerra e crimini contro l'umanità a Gaza, dove il bilancio del conflitto iniziato nell'ottobre 2023 ha superato le 72.000 vittime palestinesi.
La complicità dell'Occidente e la strategia della tensione
Il capo del Pentagono pakistano ha poi rivolto una dura critica agli alleati occidentali, definiti "complici delle violenze" in corso in Cisgiordania, a Gaza e in Libano. Nelle sue precedenti dichiarazioni, Asif aveva descritto le operazioni militari di Tel Aviv come un tentativo di Netanyahu di distogliere l'attenzione globale da Gaza, cercando il conflitto diretto con l'Iran per scatenare una crisi regionale.
Islamabad ha ribadito che la stabilità del Medio Oriente non sarà raggiungibile finché l'esecutivo israeliano continuerà la sua campagna militare con il sostegno dell'Occidente. Da parte sua, il presidente iraniano Pezeshkian ha confermato la linea di Teheran: l'Iran cercherà il dialogo ma non cederà mai a "richieste eccessive o ricatti".
Cosa prevede l'accordo USA-Iran in 14 punti
Il memorandum d'intesa appena firmato avvia ufficialmente una finestra negoziale di 60 giorni con l'obiettivo di raggiungere un accordo globale e definitivo. I punti chiave già concordati prevedono:
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La cessazione completa delle ostilità su tutti i fronti mediorientali, incluso il Libano.
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La revoca graduale delle sanzioni economiche statunitensi contro Teheran.
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La rimozione del blocco navale contro l'Iran.
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Il totale ripristino del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz entro 30 giorni.


