"L'America deve la sua esistenza a Israele": la frase dell'ambasciatore Huckabee che gela Trump e accende lo scontro politico
Dietro le quinte dell'asse Washington-Tel Aviv emerge un clamoroso cortocircuito diplomatico. Mike Huckabee, ambasciatore statunitense nei territori occupati, ha rilasciato dichiarazioni forti che ribaltano la narrazione ufficiale, affermando che gli Stati Uniti devono la propria stessa esistenza a Israele e alla sua storia di occupazione.
Durante un incontro sulla costruzione di nuovi insediamenti vicino a Betlemme, in Cisgiordania, Huckabee ha rincarato la dose:
"Senza Israele, l'America non esisterebbe. Dobbiamo la nostra stessa vita a ciò che è accaduto in questa terra".
Il diplomatico ha poi aggiunto di non considerarsi solo il rappresentante di Washington sul campo, ma un vero e proprio ambasciatore del governo israeliano presso l'opinione pubblica americana.
Il botta e risposta a distanza con Donald Trump
Le parole di Huckabee suonano come una smentita diretta a quelle pronunciate appena ventiquattr'ore prima dal presidente Donald Trump. Durante il vertice del G7 in Francia, Trump aveva infatti rivendicato il merito assoluto della sopravvivenza dello Stato ebraico:
"Senza gli Stati Uniti, e soprattutto senza di me, Israele non esisterebbe. Nessun altro presidente ha fatto ciò che ho fatto io, colpendo l'Iran due volte in un anno. Israele sarebbe stato distrutto molto tempo fa se non fossi intervenuto".
Tensioni geopolitiche e l'accordo (fragile) con l'Iran
Questo scontro di prospettive riflette le crescenti frizioni tra Washington e Tel Aviv sulla gestione del dopo-crisi in Medio Oriente, in seguito all'aggressione congiunta contro l'Iran iniziata a fine febbraio e congelata dal cessate il fuoco di inizio aprile.
Al momento, Trump ha accettato di fare concessioni a Teheran attraverso un memorandum d'intesa virtuale blindato nel fine settimana, la cui firma ufficiale è prevista a breve per chiudere definitivamente le ostilità. Tuttavia, la strategia della Casa Bianca per stabilizzare l'accordo continua a scontrarsi con i ripetuti raid israeliani in Libano, che l'Iran ha già denunciato come una gravissima violazione della tregua.


