L'apertura del Movimento 5 Stelle: un atto di responsabilità nei confronti del paese

L'editoriale di Paolo Becchi

2029
 L'apertura del Movimento 5 Stelle: un atto di responsabilità nei confronti del paese

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Le vicende degli ultimi giorni sono emblematiche per comprendere la deriva in atto dopo il voto delle europee: forte del risultato elettorale, il premier sta bloccando qualsiasi resistenza interna al suo partito con l'obiettivo di realizzare uno dei punti cardini nel rovesciamento del nostro sistema costituzionale, vale a dire la riforma antidemocratica del Senato. I problemi del Partito Democratico, i suoi panni sporchi, non ci interessano. Certo è, però, che accusare il M5S di mancanza di democrazia interna da uno che ha liquidato Letta con una pugnalata alla schiena (l’indimenticabile “Enrico stai sereno”) e ora ha epurato Mineo e Chiti, fa un po’ sorridere. Il problema, in questa vicenda, non è certo giuridico e il richiamo all'art. 67 della Costituzione e al cosiddetto mandato imperativo fatto da alcuni è del tutto privo di rilevanza, dato che in questo caso bisogna far riferimento all'art. 21 del regolamento del Senato - per cui ciascun Gruppo, entro cinque giorni dalla propria costituzione, procede, dandone comunicazione alla Presidenza del Senato, alla designazione dei propri rappresentanti nelle singole Commissioni permanenti - e all'art. 31 dello stesso - laddove recita che ciascun Gruppo può, per un determinato disegno di legge o per una singola seduta, sostituire i propri rappresentanti in una Commissione, previa comunicazione scritta al Presidente della Commissione stessa. 
 
Se ne deduce che il rapporto tra gruppo ed un suo rappresentante in commissione è di ordine fiduciario-politico e quindi nella disponibilità del gruppo stesso. Ma il punto importante è politico: Renzi tira dritto sulla riforma del Senato, sapendo di contare su una solida maggioranza, che gli ha permesso di dissolvere l'opposizione interna, in una fase storica in cui il centro-destra è ormai esanime ed è disposto ad accettare qualsiasi cosa pur di garantire la sua sopravvivenza e magari la grazia per Berlusconi. Renzi ricorda un po' il De Mita degli anni d'oro (come ho scritto qui) quando era come lui Presidente del  Consiglio e Segretario della DC, un potere assoluto che non ammetteva dissensi.
 
Renzi vuol procedere di tutta fretta verso una riforma del Senato (non più eletti dai cittadini ma nominati dalla casta), costruita sul "modello francese" e che ora gli stessi francesi vogliono superare proprio per la sua antidemocraticità. Per il Presidente del Consiglio, inoltre, l'Italicum, che tra qualche anno verrà ricordato per la sua "anticostituzionalità", poiché presenta gli stessi vizi del Procellum, è  un disegno di legge a cui difficilmente rinuncerà per accettare una legge elettorale come quella del Movimento 5 Stelle basata su principi opposti ed in grado di offrire un ottimo bilanciamento tra rappresentatività e governabilità. Non va dimenticato, del resto, che Renzi ha di fatto già chiuso la trattativa con Berlusconi, che accetta l'Italicum perchè è convinto di tornare la seconda forza politica riunendo nuovamente  tutti i cocci del centro-destra da Alfano a Salvini, dalla Meloni a tutte le anime della destra.

Nonostante l'incontro alla fine si farà, i giochi sembrano purtroppo già chiusi, nella direzione orchestrata da Verdini e siglata dal famigerato "Patto del Nazareno". Ma quell'incontro sarà importante per il Movimento 5 Stelle per due ragioni principali: in primo luogo, dal 25 giugno cadrà definitivamente la falsa accusa del "beato isolamento" su cui i media mainstream hanno costruito interi palinsesti per oltre un anno e, in secondo luogo, al paese verrà offerta un'alternativa concreta a quel "mostro giuridico" che è l'Italicum. Sarà un momento molto significativo per un paese nel quale le leggi di iniziative popolari rimangono sempre chiuse in un cassetto e lasciate nel dimenticatoio generale. Accadrà, molto probabilmente, lo stesso anche per il disegno di legge presentato dal M5S, ma di ciò se ne assumeranno la responsabilità tutti coloro che approveranno una nuova legge elettorale anticostituzionale.

Paolo Becchi

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