L'appello di Sabino Cassese su il Corriere per Eurogendfor, l'ultimo strumento del tiranno

Diffidate da chi vi dice che gli strumenti sono sovranazionali. E’ la globalizzazione - i suoi strumenti armati (Nato) - che ci hanno portato il terrorismo dentro casa.

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L'appello di Sabino Cassese su il Corriere per Eurogendfor, l'ultimo strumento del tiranno

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di Paolo Becchi* e Cesare Sacchetti

C’è stato un tempo in cui leggere il Corriere della Sera era il modo privilegiato per cercare un’opinione autorevole, uno sguardo terzo e distaccato su una questione di cui ancora non si erano compresi chiaramente i contorni, le sfumature e le dinamiche che avevano portato alla luce la necessità di un’analisi più approfondita. Quel tempo è passato.

Dall’ultimo cambio di direzione che ha visto il passaggio di consegne dall’era di De Bortoli, incline ad un aplomb liberal, tutto sommato non schierato troppo nettamente con quei determinati centri di interessi finanziari ed economici ai quali il quotidiano di via Solferino ha sempre guardato con una certa riverenza, a quella del neo direttore Luciano Fontana, ex giornalista dell’Unità, spicca chiaramente un approccio degno della propaganda più aggressiva e rancorosa nei confronti di tutto ciò che turba la visione unipolare della dottrina del Washington Consensus.

L’ultimo editoriale dal titolo “Gli Stati e l’ordine mondiale” che ricalca questa visione, è quello del prof. Sabino Cassese, costituzionalista e già giudice della Corte Costituzionale, che indica la via maestra per risolvere una volta per tutte la questione del terrorismo internazionale:


Innanzitutto, risalta chiaramente che problemi globali, come quello del terrorismo internazionale, non possono essere risolti con soluzioni domestiche, nazionali. 
 
Sul fatto che problemi globali come il terrorismo internazionale non possano essere risolti senza un’ampia cooperazione tra gli stati, si può concordare, dal momento che il terrorismo attuale è un fenomeno che affonda le sue radici nella transnazionalità, ovvero nella sua capacità di riproduzione tanto negli Stati considerati da sempre troppo indulgenti nei confronti dei gruppi dell’islam radicale, tanto nella stessa Europa Occidentale che all’alba degli attentati di Parigi, si risveglia con una minaccia che ha cullato al suo interno. Cassese trascura il fatto che è venuta meno  sostanzialmente la capacità di affermare i principi del diritto nazionale sul suo territorio, mentre ora il diritto europeo è gerarchicamente superiore allo stesso diritto interno, e questo priva lo stato delle sue prerogative fondamentali, incapace di affermarsi in maniera incisiva sia sulle questioni del bilancio statale sia su quelle di sicurezza nazionale.
 

Bisogna, insomma, che vi siano polizie globali incaricate di mantenere un ordine che riguarda singole nazioni, ma che è minacciato da reti estese di terroristi.
 
Forse Cassese trascura o ignora il fatto che delle polizie globali esistono già da tempo, e il caso più eclatante è quello dell’esercito europeo Eurogendfor, che l’Italia ospita a sue spese e sul proprio territorio nella base di Vicenza, istituito nel 2007 dopo aver firmato il Trattato di Velsen e ratificato dal Parlamento Italiano nel 2010 con ampia maggioranza. Eurogendfor ricalca esattamente le caratteristiche della polizia sovranazionale auspicata dall’illustre costituzionalista, come previsto espressamente dall’art.4 del Trattato che ne delinea le prerogative fondamentali: “a)condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; b)monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi compresa l'attività d'indagine penale; c)assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d'intelligence”.
 
Sull’effettiva capacità di previsione e di contrasto al terrorismo da parte di questo organismo sussistono legittimi dubbi, dal momento che fino ad ora le cessioni di sovranità in tal senso non hanno reso più sicuri gli stati ma li hanno privati degli strumenti di intervento, ma ciò che sconcerta è che costituzionalisti così autorevoli  propongano soluzioni che violano palesemente il dettato della nostra Costituzione. Eurogendfor difatti non risponde al Presidente della Repubblica, che secondo la Costituzione è il Capo Supremo delle Forze Armate, ma ad un comitato interministeriale(CIMIN) composto dai firmatari del Trattato che “esercita il controllo politico su Eurogendfor” e nomina il suo “comandante impartendogli direttive”. Nelle democrazie costituzionali il controllo delle forze armate deve rispondere a criteri di trasparenza e soprattutto non può sottrarsi alla potestà del Parlamento, organo che deve poter vigilare sull’operato dei corpi di polizia. La tutela della sicurezza non può superare i principi fondamentali della Costituzione, altrimenti si apre la porta alle logiche delle leggi speciali, intaccando la natura rigida della Carta. In questo caso si auspica la nascita di qualcosa che già c’è, e che non ha funzionato minimamente nella repressione del terrorismo. 

 
Ma c’è un problema più vasto, che riguarda tutta la comunità internazionale, tutto lo spazio globale: vi sono nel mondo territori non governati, Stati falliti (Libia, Yemen, in parte Siria e Iraq), che sono altrettanti focolai di disordine e origine di forze terroristiche. Le organizzazioni internazionali sono interessate a restaurare poteri statali in queste aree.

I territori non governati sono la conseguenza delle violazioni delle sovranità di quegli Stati da parte di reti transnazionali e superpotenze egemoni, Stati Uniti d’America su tutti, che hanno sovvertito dei governi legittimi dal punto di vista del diritto internazionale e hanno instaurato delle società senza stato, dominate da logiche tribali e spesso incoraggiate da potenze straniere che hanno favorito questo processo per impadronirsi delle risorse energetiche di quei paesi. La Siria, la Libia e l’Iraq erano tre stati che incarnavano al meglio il modello del socialismo arabo, fondato sulla laicità dello Stato e su un solido welfare sociale. Le classi medie di questi paesi erano tra le più istruite dell’area mediorientale, l’aspettativa di vita tra le più alte e i loro leader, sebbene non espressione del modello di democrazia occidentale, rappresentavano un fattore di stabilità nell’intera regione. 

Ancora una volta si presenta il problema come la soluzione, ovvero la creazione di strutture sovranazionali che hanno avuto un ruolo decisivo nella destabilizzazione di quelle aree. E’ la globalizzazione che ha ampliato il terrorismo e non viceversa, e spesso il fenomeno è stato foraggiato dalle stesse potenze occidentali - in particolare dagli anni’80 in poi con il finanziamento dei gruppi jihadisti in Afghanistan - per ingerire nella sovranità di quegli stati che non rispondevano alle direttive degli USA. Una volta rimossi quei leader considerati ostili alle potenze occidentali, sono sparite le entità statuali che sono state sostituite da gruppi tribali che lottano per la supremazia e si contendono porzioni di territorio. Le organizzazioni internazionali sono interessate semplicemente a favorire l’ascesa di quelle fazioni, che meglio sono disposte a sottostare agli interessi dei centri di potere sovranazionale.
 

Gli Stati Uniti, il Paese che ha finora svolto (in parte) il ruolo di poliziotto mondiale, collaborando a questo compito, sembra aver sposato la tesi esposta da Henry Kissinger nel suo ultimo libro: questo compito di ordine deve essere affrontato a livello «regionale», nelle grandi aree del mondo (l’Europa, l’America del Sud, quella del Nord, il Sud-Est asiatico), dagli organismi sovranazionali della regione, ad esempio, l’Unione Europea.

Gli Stati Uniti più che la veste di poliziotto hanno indossato i panni del destabilizzatore, se si considera che quasi tutti gli interventi armati in Medio Oriente portano la loro firma. Cassese cita a supporto la tesi di Kissinger, ma forse dimentica il ruolo avuto dal ex segretario di Stato americano in Cile quando venne sovvertito il Presidente Allende, defenestrato dal golpe della CIA e che permise a Pinochet di instaurare una dittatura sanguinaria. Gli organismi sovranazionali hanno fallito palesemente nell’esprimere una politica unitaria sulla soluzione del terrorismo, e spesso non hanno fatto altro che riflettere gli interessi della politica estera americana. L’Unione Europea è una costruzione elefantiaca dai piedi d’argilla, dominata a sua volta da quegli interessi finanziari e commerciali che hanno più sfruttato il business delle guerre. La stessa idea dell’ Unione Europea  si è rivelata alla prova dei fatti, funzionale agli interessi di Washington che può interfacciarsi con un soggetto debole e diviso, e che ora si appresta a firmare il TTIP, divenendo di fatto una mera area di sbocco commerciale funzionale agli USA.

Il primo passo per risolvere definitivamente il problema del terrorismo sarebbe quello di riconoscere una volta per tutte il ruolo della Russia nella lotta al terrore. La Russia e sinora l’unico Stato a combattere sul campo il terrorismo del cosiddetto  Stato islamico, e riconquistare quelle prerogative di sovranità nazionali perdute, annacquate dentro quegli organismi sovranazionali che hanno completamente fallito nella lotta al terrorismo e non certo quello di trasferire a questi organismi, che non rispondono del loro operato, i poteri essenziali degli stati. 


* Paolo Becchi. Professore di Filosofia del diritto all'Università di Genova.

Cesare Sacchetti. Esperto di questioni europee, scrive su il Fatto Quotidiano

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