L'Assemblea Generale dell'ONU condanna per la 33ª volta il blocco USA a Cuba

L'assedio economico a Cuba costa oltre 20 milioni di dollari al giorno. L'ONU condanna il blocco, ma Washington non cambia rotta

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Per la trentatreesima volta, la comunità internazionale ha lanciato un appello chiaro e unanime agli Stati Uniti: porre fine all'embargo economico, commerciale e finanziario contro Cuba. Nell'Aula dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la risoluzione presentata da L'Avana ha ottenuto 165 voti a favore, un coro di condanna a cui si sono opposti solo sette paesi, mentre dodici si sono astenuti.

Il consenso schiacciante non è una novità, ma una tradizione che si ripete da oltre tre decenni. A cambiare, in questa edizione, è stata la geografia del dissenso: accanto a Stati Uniti e Israele, tradizionali voti contrari, si sono schierati Paraguay e Argentina, insieme ad altre tre nazioni. Tra le astensioni, spiccano invece Costa Rica ed Ecuador.

Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha colto l'occasione per dipingere un quadro drammatico degli effetti del blocco, definendolo una violazione "flagrante" dei diritti umani che nessun cittadino dell'isola riesce a evitare. Secondo Rodríguez, l'obiettivo strategico di Washington è chiaro: "Privare Cuba di finanziamenti, rimesse e produzione alimentare" per innescare un "collasso sociale" e il rovesciamento del governo.

Tra le misure più criticate, oltre alle restrizioni economiche, spicca l'inclusione di Cuba nella lista statunitense dei paesi patrocinatori del terrorismo. "Cuba è un paese di pace, vittima del terrorismo", ha tuonato il ministro, denunciando come da territorio USA vengano ancora organizzati e finanziati atti terroristici contro l'isola.

Il dibattito ha visto una lunga processione di diplomatici esprimere solidarietà a L'Avana. I rappresentanti di gruppi regionali come CARICOM, ASEAN e il Gruppo Africano hanno chiesto a gran voce la fine dell'embargo e la rimozione di Cuba dalla lista nera. Il rappresentante russo, Vasili Nebenzia, ha bollato la politica USA come un "esempio chiaro di ingerenza" negli affari interni di uno Stato sovrano, sottolineando l'impatto devastante su salute, educazione e sicurezza alimentare dei cubani.

Toni ancora più accesi sono arrivati dai alleati storici. Il delegato venezuelano Samuel Moncada ha contrapposto l'operato di Cuba, che "esporta vita" con i suoi medici, a quello degli Stati Uniti, che "esporta guerra". Il rappresentante nicaraguense ha parlato senza mezzi termini di "violazioni flagranti del diritto internazionale".

Le cifre presentate da Cuba parlano di un assedio economico sempre più asfissiante. Secondo l'ultimo rapporto, solo nell'ultimo anno le perdite ammonterebbero a 7,5 miliardi di dollari, con un incremento del 49% rispetto al periodo precedente. Danni che, calcolati su oltre sessant'anni, raggiungono la cifra astronomica di 2,1 trilioni di dollari.

Nonostante il voto dell'Assemblea Generale sia politicamente significativo, rimane non vincolante. La campagna di pressione diplomatica di Washington continua a incontrare il muro di un consenso globale che, anno dopo anno, si rinnova per chiedere la fine di quello che può essere definito senza tema di smentita come un blocco disumano e antistorico.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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