L'attacco contro l’Iran e il fallimento della guerra lampo di USA e Israele

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La leadership iraniana respinge con decisione la narrativa di Washington secondo cui Teheran avrebbe “ceduto” dopo gli attacchi statunitensi e israeliani. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha accusato gli Stati Uniti di cercare di seminare divisioni nella regione, sottolineando che l’Iran non ha alcuna intenzione di entrare in conflitto con i Paesi arabi vicini. In un messaggio video, Pezeshkian ha dichiarato che Teheran considera gli Stati della regione “amici e fratelli” e ha invitato a non lasciarsi trascinare in strategie di contrapposizione orchestrate da Washington e Tel Aviv.

Il presidente ha inoltre chiarito che l’Iran non lancerà attacchi contro i Paesi vicini, a meno che non vengano utilizzati i loro territori per colpire la Repubblica islamica. La risposta iraniana arriva dopo le dichiarazioni dell’ex presidente statunitense Donald Trump, secondo cui l’Iran avrebbe chiesto scusa ai suoi vicini e promesso di non attaccarli più a causa dei “devastanti colpi” inflitti da Stati Uniti e Israele.

Parallelamente, la leadership militare iraniana ha ribadito che tutte le basi militari statunitensi e israeliane nella regione restano obiettivi legittimi “via terra, mare e aria”. Il quartier generale di Khatam al-Anbiya ha sottolineato che le forze armate iraniane continueranno a rispondere a ogni aggressione. Anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha escluso la possibilità di un semplice cessate il fuoco. In un’intervista alla NBC ha affermato che l’Iran non accetterà tregue temporanee e che la guerra potrà terminare solo con una fine permanente delle ostilità. Araghchi ha respinto inoltre la richiesta di “resa incondizionata” avanzata da Trump, definendola irrealistica e ribadendo che l’Iran continuerà a combattere “per la sicurezza del proprio popolo”.

Nel frattempo il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica sostiene che Stati Uniti e Israele abbiano commesso tre gravi errori di calcolo: aver creduto che l’Iran sarebbe crollato dopo l’uccisione della guida suprema, aver previsto una guerra lampo di tre giorni e aver ipotizzato la formazione di una vasta coalizione regionale contro Teheran. Secondo i vertici militari iraniani, tutte queste previsioni si sono rivelate errate. Le forze armate della Repubblica islamica affermano di essere in grado di sostenere un conflitto prolungato e annunciano l’impiego di nuovi missili a lungo raggio, segnalando che la crisi regionale è tutt’altro che vicina alla conclusione.


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