"Lavoro 16 ore al giorno per 6 euro all'ora": le storie shock dell'estate tra part-time imposto e buste paga al nero

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"Lavoro 16 ore al giorno per 6 euro all'ora": le storie shock dell'estate tra part-time imposto e buste paga al nero

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I materiali per analizzare il fenomeno non mancano: per farsi un'idea precisa è sufficiente consultare i siti sindacali, i report, le inchieste e le testimonianze sul campo.

Persino la stampa nazionale prende ormai atto di una situazione al collasso e sempre più critica: il 50% dei lavoratori e delle lavoratrici occupati nel terziario, nel turismo e nei servizi percepisce una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro. Lasciamo al lettore ogni ulteriore riflessione, in attesa di consultare i dati che saranno presentati nel prossimo report autunnale sull'occupazione a cura della Filcams Cgil. Nel frattempo, è già scaricabile in rete il rapporto sul lavoro povero redatto dalla Cgil.

I dati emersi coincidono con quelli diffusi dai sindacati di base. Dalla Cub, tuttavia, tengono a precisare che questa condizione diffusa di precarietà e miseria salariale è figlia della proliferazione dei contratti nazionali registrati al Cnel: "Per ottenere rappresentatività hanno accettato contratti funzionali alle privatizzazioni e alla sistematica riduzione dei salari, delle paghe orarie e dei diritti individuali e collettivi. Il ritorno della Cgil alla firma dei contratti nazionali nella PA ci ricorda che la concertazione è ancora intatta, e con essa i bassi salari. Che senso ha parlare di lavoro povero se poi si firmano contratti nazionali con paghe orarie inferiori a un ipotetico salario minimo?".

Si tratta di domande lecite che esigono risposte. La sensazione è che la costruzione del "campo largo" in vista delle prossime elezioni politiche preveda un'intesa analoga anche in ambito sindacale, da cui deriverebbe la spinta alla firma dei contratti. Del resto, di fronte a una conflittualità diffusa nei luoghi di lavoro, quanto resisterebbe un eventuale governo di centro-sinistra?

Nel frattempo l'estate è agli sgoccioli, sebbene le temperature restino decisamente sopra la media stagionale, ed è tempo di bilanci sul fronte lavorativo. Tra qualche mese disporremo dei dati definitivi su contratti a tempo determinato, stagionali e sulla distribuzione reale tra part-time e full-time.

La piaga del lavoro nero resta purtroppo intatta: una malattia sociale resa incurabile dalla mancanza di volontà politica. Rispetto al passato, capita spesso di trovare dipendenti impiegati "in nero" per poche ore settimanali a integrazione di un contratto regolare che copre solo una parte dell'orario effettivo. Ci sono poi i lavoratori attivi nei weekend esclusivamente in nero, costretti a farlo da retribuzioni primarie insufficienti per vivere con dignità. Si crea così un corto circuito tra bassi salari, assenza di coperture assicurative e previdenziali, orari contrattualizzati solo parzialmente e la speranza dei datori di eludere i controlli, visti gli organici insufficienti dell'Ispettorato del Lavoro. Spesso ci si imbatte in paghe orarie del tutto prive di riferimenti contrattuali.

È il caso di M., dipendente di un'azienda locale: fino a qualche tempo fa, lavorando 4 o 5 mesi in estate, raccogliendo olive per un mese e coprendo i fine settimana nei catering, riusciva a mantenere una famiglia di quattro persone. Con grandi sacrifici, certo, ma garantendosi periodi di tranquillità per seguire i figli. Oggi la situazione è peggiorata drasticamente: l'erosione del potere d'acquisto è continua, si guadagna meno, gli orari sono estremi e i carichi di lavoro massacranti. Parliamo di uomini e donne che non hanno nemmeno le risorse per versare contributi a una forma di previdenza integrativa, con la prospettiva reale di passare da un presente di precarietà a un futuro da pensionati indigenti.

Part-time involontario, stipendi da fame e orari prolungati rappresentano la realtà taciuta del lavoro stagionale. Parallelamente, nelle metropoli cresce il numero di cittadini che cercano riparo nei centri commerciali per trovare un microclima vivibile nelle ore più calde, mentre gli interventi pubblici scarseggiano. Le iniziative degli Enti locali per tutelare anziani e bambini si contano sulle dita di una mano: parchi chiusi, fontanelle sigillate e spazi pubblici climatizzati inaccessibili a causa di cavilli assicurativi o contenziosi tra amministrazioni su chi debba coprire i costi. Per le classi meno abbienti, l'estate metropolitana è stata un'ecatombe.

Anche il settore del commercio si sta trasformando nel terreno d'elezione dei bassi salari e della massima flessibilità. Gli orari di apertura si sono dilatati a dismisura: un ipermercato resta aperto fino a 15 o 16 ore al giorno a seconda dei marchi e della presenza sindacale (mantenendosi quasi sempre sopra le 13 ore giornaliere).

A questo si aggiunge il dramma del part-time involontario, imposto o fortemente incentivato dalle aziende. Secondo un'inchiesta del Corriere della Sera, l'80% dei lavoratori del settore turistico viene assunto con contratto part-time; per la Cgil, nel commercio la quota sfiora il 40%. Sono pochissimi i lavoratori che scelgono liberamente il part-time: la soglia delle 20 ore settimanali offre l'illusione di un rapporto di lavoro stabile ma alimenta la povertà, poiché garantisce un reddito con cui si arriva appena a metà mese.

Da qui nascono i secondi o terzi impieghi (spesso non regolarizzati): un tacito compromesso in cui i lavoratori rinunciano a lottare per l'estensione delle ore contrattuali in cambio della disponibilità del datore ad "aggiustare" i turni per consentire svolgimento di altre attività. La miseria genera il ricatto, annulla la dignità e disinnesca il conflitto sociale.

Nell'ambito dell'attività sindacale, abbiamo incontrato lavoratrici di ditte di pulizia disposte ad anticipare l'orario di ingresso rinunciando alla maggiorazione per il lavoro notturno: una condizione illegittima e iniqua, accettata pur di modulare l'orario e svolgere un secondo lavoro.

Nel corso dell'estate abbiamo raccolto anche testimonianze di contratti part-time regolarizzati solo per la metà delle ore effettivamente svolte, con integrazioni in nero pagate, nel migliore dei casi, 10 euro all'ora. Tuttavia, sono sempre meno i lavoratori che si rivolgono al sindacato, e spesso lo fanno solo quando non ricevono le spettanze pattuite o di fronte a comportamenti prevaricatori — come accaduto in un pastificio della provincia di Pisa e in un bar del centro storico. Spesso le persone chiedono anzitutto riservatezza: vogliono conoscere i propri diritti, consultare gratuitamente l'ufficio legale e acquisire informazioni, per poi sparire. Il sindacato viene fruito come uno sportello di ascolto temporaneo, utile a reperire strumenti per tentare poi una trattativa individuale con il datore di lavoro.

Una barista impiegata presso uno stabilimento balneare ha raccontato che da sette anni la sua paga oraria è immutata: percepisce gli stessi soldi del 2019 nonostante l'impennata dell'inflazione, compensata solo da un "rimborso benzina" di 50 euro al mese o da un pasto gratuito per sé e per il compagno al ristorante della struttura.

I dati Istat rilevavano oltre 1,25 milioni di lavoratori dipendenti con retribuzione inferiore a 9 euro lordi all'ora, mentre la quota di dipendenti a bassa retribuzione è salita dal 9,8% del 2018 al 10,7%. Nel frattempo, gli esercizi commerciali al dettaglio sono diminuiti di quasi il 15%. Lo conferma la voce di un ambulante che da 20 anni trascorre i mesi estivi lavorando fino a 16 ore al giorno presso una bancarella nei pressi di una spiaggia libera: è l'ultimo sopravvissuto di tante attività storiche della zona. Il motivo? Percepisce 6 euro all'ora e, delle 13 ore medie lavorate al giorno, solo 8 risultano regolarmente contrattualizzate.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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