Lavrov svela i retroscena delle visite del capo della CIA e dell'inviato del Vaticano a Mosca

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Lavrov svela i retroscena delle visite del capo della CIA e dell'inviato del Vaticano a Mosca

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Un'insolita e intensa settimana di traffico diplomatico nella capitale russa. Da un lato, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario del Vaticano per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali. Dall'altro, il direttore della CIA John Ratcliffe. Entrambi a Mosca per colloqui ad alto livello, ma con esiti e riservatezze molto diverse.

A fare luce sulla natura di questi incontri è stato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, in un'intervista pubblicata venerdì. «In entrambi i casi, coloro che sono venuti da noi volevano venire a parlare», ha dichiarato, offrendo un resoconto dettagliato del colloquio con il rappresentante della Santa Sede e mantenendo invece un riserbo quasi totale sulla visita del capo dell'intelligence statunitense.

 

Il dialogo con il Vaticano

Lavrov ha affermato che i suoi colloqui con Gallagher si sono concentrati in gran parte sul conflitto in Ucraina, con l'inviato del Vaticano che ha ribadito il desiderio di vedere porre fine alle ostilità il prima possibile e ha offerto assistenza continua sulle questioni umanitarie, compresi gli scambi di prigionieri e di salme.

Il ministro ha colto l'occasione per elencare una lunga serie di accordi diplomatici infranti, abbandonati o fatti deragliare da Kiev e dai suoi sponsor occidentali – dall'accordo del 2014, ai tempi del colpo di Stato dell'Euromaidan, agli accordi di Minsk utilizzati per guadagnare tempo affinché Kiev potesse riarmarsi, fino ai colloqui di Istanbul del 2022 fatti deragliare da Londra. «Ho sottolineato che da parte nostra non è mancata la buona volontà… Credo che abbia capito tutto. Direi che non aveva controargomentazioni, a parte lo slogan generico secondo cui "deve finire il prima possibile"», ha affermato.

 

La visita del capo della CIA: riserbo e canali consolidati

Lavrov si è mostrato molto più cauto riguardo alla visita di Ratcliffe. «Non ero presente», ha detto, sottolineando che le agenzie di intelligence comunicano abitualmente attraverso canali consolidati e che «non c'è nulla di insolito» nel fatto che tali contatti avvengano in modo discreto. «Naturalmente, non divulghiamo dettagli troppo sensibili o ancora in fase di elaborazione, laddove è importante non compromettere possibili accordi e consensi», ha dichiarato.

Il capo della diplomazia russa ha inoltre smentito le accuse secondo cui Mosca avrebbe lanciato un qualsiasi tipo di ultimatum all'amministrazione Trump, a seguito delle notizie diffuse dai media secondo cui i servizi segreti americani sarebbero stati utilizzati per facilitare attacchi ucraini a lungo raggio contro la Russia.

Lavrov ha sostenuto che Mosca rimane disposta a dialogare con i governi occidentali, ma non dà più per scontato che le rassicurazioni pubbliche o gli accordi negoziati vengano onorati. «L'inganno è alla base della diplomazia occidentale. E continua a esserlo», ha affermato, citando quelle che Mosca considera promesse non mantenute dalla NATO sull'espansione e i successivi accordi falliti sull'Ucraina.

Alla domanda sul perché la Russia avesse continuato a concedere alle controparti il beneficio del dubbio, Lavrov ha risposto che i russi tendono a credere nelle persone «fino alla fine». «Ma la fine è già arrivata», ha aggiunto, sostenendo che le relazioni con l'Occidente non torneranno mai più a essere quelle di prima del febbraio 2022.

 

Il fallito vertice di Anchorage

Lavrov ha presentato il vertice presidenziale dello scorso anno ad Anchorage come l'ultimo esempio di tale frustrazione. Ha affermato che il presidente russo Vladimir Putin ha esaminato punto per punto una proposta di pace statunitense con l'inviato di Trump, Steve Witkoff, il quale ha confermato che essa rappresentava la posizione del leader americano. Putin ha quindi accettato la proposta nonostante alcune «sfumature» residue.

«Se questo non è consenso e non è un accordo, allora non so cosa sia un accordo», ha affermato Lavrov. Washington contesta questa interpretazione: il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato a giugno che c'era stata «una proposta in Alaska, ma non c'è stato alcun accordo».

Secondo Lavrov, gli intenti di Anchorage sono stati successivamente minati nei mesi successivi dai leader dell'UE e del Regno Unito. Il presidente francese Emmanuel Macron ha infine dichiarato al vertice del G7 a Evian a giugno che Anchorage era stato «sepolto». Lavrov ha affermato che Mosca rimane pronta ad ascoltare nuove proposte statunitensi, ma nel frattempo la Russia «continuerà a lavorare sul campo».

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