Le falsità ricorrenti sul debito pubblico sfatate sul Blog di Beppe Grillo

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Le falsità ricorrenti sul debito pubblico sfatate sul Blog di Beppe Grillo

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In un ottimo post a firma M5S Senato pubblicato sul blog di Beppe Grillo si sfatano (finalmente) alcune falsità ricorrenti nel dibattito italiano sul debito pubblico. L'articolo è molto interessante perché fa chiarezza sulla necessità di riappropriarsi di una Banca centrale nazionale che faccia gli interessi pubblici e non privati. Si tratta di un passaggio cruciale da chiarire: qualora, infatti, l'uscita dall'euro dovesse essere gestita da tecnici e non da governi eletti democratici verrebbe preclusa proprio questa opzione e verrebbero così vanificati la maggior parte dei benefici di un ritorno alla lira. I due concetti devono essere indissolubilmente legati nel dibattito.
 

A chi e a cosa serve il debito pubblico?
Allo Stato per finanziare la spesa pubblica non coperta dalle tasse dei suoi cittadini. In altre parole, quando lo Stato spende a deficit (spesa > tasse) chiede in prestito i soldi che le tasse non forniscono.
 
Cos'è e come funziona il debito pubblico?
Lo Stato si finanzia emettendo dei titoli di debito a diversa scadenza (Bot, Cct, Btp nel caso italiano). I risparmiatori che vogliano farlo, siano essi nazionali o esteri, comprano questi titoli di debito, finanziando lo Stato che li ha emessi. Alla scadenza dei titoli, lo Stato ha l'obbligo di restituire al creditore la somma presa in prestito, mentre durante il periodo di prestito lo Stato eroga al creditore gli interessi. Alla fine dei giochi il creditore che ha prestato 100 si vedrà restituito 100 più il tasso di interesse del titolo di debito che ha acquistato.
Il vero problema, quindi, sono gli interessi. Se questi aumentano troppo, una quota sempre maggiore di spesa pubblica dovrà essere dedicata ogni anno al loro pagamento.
I tassi di interesse aumentano quando lo Stato non riesce a vendere tutti i titoli che mette all'asta e quindi deve aumentare il loro rendimento per attrarre investitori, oppure quando i titoli di Stato vengono venduti in massa da chi li ha comprati, di solito per mancanza di fiducia circa la loro restituzione. Il costo del debito dipende quindi dalla fiducia che hanno i risparmiatori nei confronti dello Stato debitore.
Sarà ovvio, a questo punto, che possedere o meno la propria moneta fa per lo Stato, e per i suoi cittadini, tutta la differenza del mondo. L'Italia non può creare l'euro, ma poteva creare la lira.
Se lo Stato può creare la moneta con la quale deve ripagare il suo debito, può SEMPRE garantire il pagamento dei titoli di Stato che ha venduto. Se invece non può emettere la moneta deve procurarsela centesimo per centesimo per ripagare i titoli e gli interessi. Per farlo dovrà tassare ancor più i cittadini, tagliare la spesa produttiva e indebitarsi ancora. È il paradosso del debito che ripaga altro debito e si moltiplica su se stesso. Un circolo vizioso che parte dalla mancata sovranità monetaria.
 
I creditori avranno più fiducia in uno Stato sovrano della sua moneta, o in uno Stato che deve procurarsela tartassando i suoi cittadini?
Per rispondere, basta vedere la dinamica del rapporto debito/Pil dal 1981, quando alla nostra Banca d'Italia è stato impedito di creare la lira per comprare i titoli di Stato invenduti sul mercato. Da quel momento i tassi di interesse sono esplosi e il debito è raddoppiato nel giro di 10 anni. L'euro è solo l'ultimo atto della spoliazione di sovranità monetaria dell'Italia iniziata con il "divorzio" tra Tesoro e Banca d'Italia del 1981.
Dobbiamo uscire da questa gabbia al più presto, riprenderci il controllo della nostra Banca d'Italia, permettendo ad essa se necessario di emettere moneta, abbattere gli interessi e aumentare la liquidità nell'economia reale. Liberarsi dal ricatto dei mercati è più semplice di quello che sembra.
Il debito pubblico denominato nella moneta di Stato può essere gestito virtuosamente e diventare la ricchezza dei cittadini, finanziando opere strategiche, settori ad alta occupazione, Stato sociale, istruzione, ricerca e scuola. È un debito che si ripaga da sé con la crescita del Pil, dell'occupazione e del gettito fiscale.
Se l'Italia uscisse dall'euro, moneta di fatto straniera, circa il 94% del suo debito pubblico sarebbe ridenominato in lire e lo spread tornerebbe nel dimenticatoio. 

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