Le forze indipendentiste e patriote della Nuova Caledonia hanno rifiutato l'accordo con la Francia

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Le forze indipendentiste e patriote della Nuova Caledonia hanno rifiutato l'accordo con la Francia

 

Il Fronte di Liberazione Nazionale Kanaco  Socialista (FLNKS), il MNIS, l'EPKNC e l'Autorità di confronto indigena, che riunisce il Senato consuetudinario e i Consigli consuetudinari indigeni, hanno rilasciato una dichiarazione unitaria, rimandando la proclamazione di indipendenza dell'arcipelago melanesiano e la creazione di uno Stato, chiamato Kanaky.

Il 24 settembre 2025 avrebbe dovuto esserci una proclamazione unilaterale di indipendenza del movimento Kanaki.Il movimento indipendentista ha poi deciso di posporre questo atto spiegando in una conferenza stampa la situazione e le prospettive. Il motivo principale è che due delle forze indipendentiste, forze storiche e importanti dell’indipendentismo kanako, il Palika Partito della Liberazione Kanaki e l’UPM Unione Progressista Melanasiana, hanno chiesto e ritengono che prima di passare all’atto indipendentista, vada fatto fino in fondo il dialogo istituzionale con Parigi.

C’è stata una dichiarazione unitaria come “Comitato 150 anni dopo”, sottoscritta da vari movimenti e componenti, dal FLNKS, dal Senato consuetudinario, dalla Chiesa protestante Kanaky della Nuova Caledonia, dal Partito Laburista, dal Movimento della Oceania Indipendentista, dal Movimento Indigeno, dal Movimento Nazionalista per la Sovranità Kanaki MSNK. dallo IAD, il Forum Indigeno della Discussione, dall’Unione Caledoniana, dal Raggruppamento Democratico Oceaniano (RDO), dal DUS Movimento Unitario meridionale e dalla CNTP Confederazione Nazionale  Lavoratori del Pacifico.

In una lunga dichiarazione è stata ricostruita la storia della colonizzazione fino alla “rivolta dei giovani” del maggio 2024, che “…ci ha detto e indicato che il popolo Kanak è determinato e fermo nella propria rivendicazione di indipendenza”, dove sono elencati tutti gli organismi nazionali e internazionali con documenti correlati, che hanno trattato o sostenuto la questione caledone.

Originariamente, questa dichiarazione doveva essere fatta in Place de l'indépendance a Mwa Ka, ma l'Alto Commissario ha fatto sapere che l'autorizzazione concessa al “Comitato 150 anni dopo” era per un evento culturale e in nessun modo politico. Dato il divieto è stata poi fatta presso la sede dell'UC (Unione Caledoniana).

Gli autori di questa dichiarazione indicano poi di esigere il rispetto del processo irreversibile di decolonizzazione previsto dall'Accordo di Nouméa per raggiungere la piena sovranità. Invitano la potenza amministratrice ad avviare un dibattito sincero sulla riparazione del danno storico subito dal popolo Kanak e, infine, formulano un certo numero di richieste. Una dichiarazione di principio che sarà trasmessa ai funzionari eletti caledoniani, ai rappresentanti degli Stati, ai gruppi parlamentari e persino ai paesi della regione e al Comitato dei 24 dell'ONU.

Il messaggio è stato chiaro: l'indipendenza sarà proclamata entro e non oltre le elezioni presidenziali francesi del 2027. Per i firmatari, questo non è solo un obiettivo, ma un impegno politico. "L'indipendenza sarà proclamata non appena le condizioni saranno favorevoli", hanno ribadito. Nel breve termine, il FLNKS chiede anche che le elezioni provinciali si tengano entro il 2025, una condizione ritenuta essenziale per ripristinare la legittimità democratica.

Dietro questa richiesta si cela una volontà strategica: riprendere il controllo delle istituzioni prima di imporre un'agenda destabilizzante. In breve, non si tratta più di una discussione infinita, ma di imporre un calendario.

L’assenza del Palika e dell'UPM, che continuano a tentare e mantenere un dialogo con la Francia, indebolisce di fatto il campo indipendentista.

Per Parigi, la scadenza del 2027 rischia di trasformare la discussione in una situazione di stallo. I separatisti affermano la loro determinazione, ma le loro divisioni interne indeboliscono la minaccia. Una proclamazione unilaterale senza consenso potrebbe aprire la strada a una grave crisi politica e istituzionale. Ponendo il 2027 come limite, il FLNKS e i suoi alleati stanno mettendo i bastoni tra le ruote alle autorità francesi.

Con l'avvicinarsi del 2027, la Nuova Caledonia entra in una zona di turbolenza il cui esito nessuno può prevedere.

 

A cura di Enrico Vigna – IniziativaMondoMultipolare/CIVG

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