"Le misure per i giovani non bastano, bisogna stimolare la crescita", André Sapir
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Il Consiglio europeo ha deciso di stanziare 8 miliardi di euro per combattere la disoccupazione giovanile. Due in più di quelli previsti in un primo momento. I fondi saranno dirottati principalmente verso le regioni dove la disoccupazione giovanile supera il 25%. Il piano prevede nuovi sforzi per promuovere la mobilità dei giovani in cerca di lavoro e l'introduzione dell'apprendistato come in Germania e in Austria.
La disoccupazione giovanile in Grecia e in Spagna si aggira vicino al 60%, mentre in Italia e in Portogallo supera il 40%. Nel complesso, quasi sei milioni di persone tra i 15 e i 24 anni sono senza lavoro e c'è gia chi parla di "generazione perduta" e teme disordini sociali.
Diversi economisti hanno criticato il piano definendolo un "esercizio di pubbliche relazioni", aggiungendo che l'impatto sarà limitato finche i paesi membri non saranno nelle condizioni di adottare i provvedimenti. Da qui la critica mossa dal think tank Bruegel secondo il quale l' Ue ha sbagliato a concentrarsi sulla disoccupazione giovanile, invece che su misure che stimolino la la crescita. Per l'economista André Sapir "difficilmente queste misure faranno la differenza". "Se l'Europa intende seriamente prevenire un decennio perduto per i suoi cittadini e una generazione perduta di giovani senza lavoro, si deve agire subito con misure molto più potenti di un semplice sistema di garanzia per i giovani".


