Le proposte di Syriza e Podemos comporterebbero il blocco totale del progetto europeo. Juncker
In un'intervista a El Pais, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, definisce la sua presidenza "l'ultima chance" per uscire da lunghi anni di crisi, conditi da un crescente euroscetticismo. Disoccupazione e disillusione sono i due più grandi problemi dell'Ue.
Riguardo i negoziati sul debito ellenico, il presidente della Commissione sostiene cheil premier greco, Alexis Tsipras, ha avuto il merito di essersi assunto delle responsabilità, di aver fatto le domande giuste ma di non aver ancora presentato risposte. "Il primo ministro non ha ancora spiegato con franchezza ai suoi cittadini che purtroppo non potrà mantenere alcune promesse fatte in campagna elettorale. Le elezioni non cambiano il trattato è chiaro che si può avere un altro approccio alla crisi greca, che ci può essere una maggiore flessibilità, ma la vittoria di Tsipras non dà diritto a cambiare tutto. Il quadro greco è molto colorato a seconda di chi guarda se i tedeschi, i greci, i portoghesi o gli spagnoli".
Sui partiti come Syriza e Podemod: "Questi partiti spesso analizzano la situazione con realismo, segnalano le enormi sfide sociali con acutezza ma se poi vincono le elezioni non sono in grado di mantenere le loro promesse e di trasformare i loro programmi in realtà. Le proposte di alcuni di questi partiti non sono compatibili con le norme europee: porterebbero ad una situazione di blocco totale".
Alla domanda se è arrivato il momento di sbarazzarsi della Troika, Juncker risponde. "In parte è un problema di dignità: forse non siamo stati sufficientemente rispettosi".

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