Le riserve USA di greggio crollano ai livelli del 1983: perché Washington ha dovuto cedere sul petrolio iraniano
Le riserve strategiche di petrolio degli Stati Uniti sono scese al livello più basso degli ultimi quarant'anni, accendendo i riflettori sulla sicurezza energetica del Paese. Secondo un rapporto pubblicato lunedì da Reuters, la scorsa settimana le scorte statunitensi sono diminuite di circa 9,1 milioni di barili, attestandosi a quota 331,2 milioni: si tratta del dato più basso registrato dal 1983.
Questa riserva strategica rappresenta uno strumento d'emergenza fondamentale, che Washington utilizza per calmierare il mercato in situazioni di crisi, soprattutto a fronte di impennate dei prezzi o di forti pressioni sulle catene di approvvigionamento globali.
La contromossa di Washington: sanzioni sospese all'Iran
Proprio per rispondere a questa emergenza, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato la sospensione temporanea – per un periodo di 60 giorni, fino al 21 agosto – delle sanzioni sul petrolio iraniano, autorizzandone di fatto la produzione, la fornitura e la vendita.
La licenza temporanea include l'esportazione di greggio, prodotti petrolchimici e derivati, oltre ad agevolare alcune transazioni finanziarie legate al comparto energetico. Tuttavia, la Casa Bianca ha precisato che il nucleo duro delle sanzioni economiche contro Teheran resta pienamente in vigore.
Il ruolo dei colloqui in Svizzera e i pagamenti in dollari
Il Segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha confermato sui canali social che la decisione è il risultato dei colloqui "produttivi" in corso in Svizzera. In questo contesto, lo sblocco del greggio iraniano assume un peso strategico enorme: mentre la diplomazia lavora a Ginevra, l'immissione di questi volumi di petrolio serve a dare ossigeno ai mercati globali e alle stesse riserve americane.
La misura era stata prevista nel Memorandum d'Intesa (MoU) siglato recentemente tra Teheran e Washington. In base ai termini dell'accordo, gli Stati Uniti si sono impegnati a facilitare l'export di greggio e raffinati iraniani, garantendo anche la copertura dei servizi correlati (bancari, assicurativi e di trasporto). La nuova licenza prevede inoltre che i pagamenti diretti all'Iran possano essere effettuati in dollari.
60 giorni per ridisegnare gli equilibri
La firma del memorandum d'intesa, avvenuta la scorsa settimana, apre ufficialmente una finestra negoziale di 60 giorni. Questo spiraglio diplomatico arriva dopo quasi 40 giorni di conflitto e settimane segnate da tregue precarie e continuamente violate. Come ulteriore segnale di distensione, gli Stati Uniti hanno revocato anche l'embargo sui porti iraniani e sul transito delle navi, che era stato introdotto lo scorso aprile.


