Le sanzioni che l’Iran intende applicare alle navi che violano le sue norme di transito nello Stretto di Ormuz
L'Iran ha deciso di trasformare lo Stretto di Hormuz in una frontiera sorvegliata a vista. La nuova Autorità per il controllo della navigazione (PGSA) ha annunciato domenica un regime sanzionatorio senza precedenti contro le imbarcazioni che violeranno le norme di transito stabilite da Teheran, con misure che vanno dalle restrizioni operative alla confisca delle navi in caso di recidiva.
Un avvertimento chiaro alla comunità internazionale, ma soprattutto a Washington, in un momento in cui il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato il controllo dell'area, definita in una mappa diffusa dallo stesso Trump come «nuovo territorio degli Stati Uniti». Le due visioni – quella iraniana, che considera lo Stretto patrimonio nazionale, e quella americana, che vi vede un'arteria da dominare – si scontrano ormai in modo frontale.
Le nuove regole e le sanzioni previste
Secondo il comunicato della PGSA, le navi che violeranno le disposizioni iraniane saranno sottoposte a un regime di sanzioni progressive: dapprima restrizioni operative, poi multe, quindi il fermo e infine, in caso di reiterazione dell'illecito, la confisca dell'imbarcazione. Gli armatori che operano rotte da e verso il Golfo Persico sono stati invitati a consultare un elenco pubblico dei trasgressori per evitare complicazioni, e chiunque collabori con imbarcazioni già iscritte nel registro rischia di essere a sua volta aggiunto alla lista nera.
La mossa rappresenta l'attuazione pratica del disegno di legge approvato all'inizio di agosto dalla Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, che ha stabilito che nessuna nave potrà attraversare lo Stretto di Hormuz senza l'autorizzazione di Teheran, sancendo di fatto il principio della sovranità assoluta sulla via navigabile.
La replica di Trump e lo scontro strategico
Le misure iraniane si inseriscono in un contesto di crescente tensione con Washington. Donald Trump, che nelle scorse settimane ha dichiarato le forze statunitensi in «controllo totale» dell'intera regione adiacente allo Stretto, ha già annunciato una campagna di pressione economica senza precedenti contro Teheran, minacciando sanzioni anche contro i paesi che continueranno a commerciare con l'Iran.
Il risultato è un braccio di ferro che rischia di paralizzare una delle rotte energetiche più importanti del mondo, attraverso la quale transita circa un quinto del petrolio globale. Mentre Washington promette di mantenere aperto lo Stretto «con o senza l'Iran», Teheran stringe le maglie del proprio controllo, trasformando le acque di Hormuz in un campo di battaglia giuridico ed economico, oltre che militare.
La posta in gioco è altissima: da un lato, la sicurezza energetica mondiale; dall'altro, la sopravvivenza economica dell'Iran, che ha fatto del controllo sullo Stretto il proprio principale strumento di pressione strategica. In mezzo, le compagnie di navigazione, che si trovano a dover scegliere tra il rischio di sanzioni americane e la prospettiva di vedersi confiscare le navi da Teheran.


