"LeaderSHE La tua voce è potente” … se sai come tirarla fuori! (senza gridare)
di Giulia Bertotto
Neurobiologia e linguaggio, filosofia, antropologia, psicologia, non solo discipline da studiare, ma strumenti da usare per abitare più autenticamente noi stessi e le nostre relazioni. Secondo Maylyn López, la scienza biologica, la saggezza spirituale, le tecniche di respirazione cosciente, e le parole offrono risorse concrete e senza compartimenti stagni. Con “LeaderShe La tua voce è potente” (Kura edizioni 2026), López ci consegna un testo rigoroso. Non accademico e non riducibile al solito manuale di auto-aiuto.
L’autrice si denuda del ricco e prestigioso curriculum e ci invia questa lettera-libro raccontando della ragazza vulnerabile, madre che ha rischiato di perdere suo figlio, donna in carriera talvolta dissociata dal proprio nucleo emotivo, che è stata. Maylyn López, infatti, è esperta di comunicazione strategica, sviluppo umano e leadership, docente e mediatrice internazionale, fondatrice del metodo LeaderSHE per le donne, e System che interviene su aziende e organizzazioni. Maylyn compie un atto di umiltà autobiografica.
UN DIVERSO MODELLO DI LEADERSHIP
L’autrice ci spiega come la Presenza Consapevole di sé (a se stessi, e non è una tautologia), possa rappresentare anche un nuovo esempio di leadership; non più autoritaria e “machista”, elitaria, anti-empatica, ma onesta, connessa all’altro, femminile. Invece di eseguire modelli di leadership lineali, che guardano la produzione e il fare, la leadership nelle donne non deve imitare un modello che ha caricato alle donne di responsabilità e stereotipi di genero sul femminile. López non intende sfruttare la guerra orizzontale tra i generi ma rinnovare e integrare anche con la neurobiologia femminile, il concetto di leadership, oltre che sul valore dell’equilibrio fra energia maschile e femminile per guidare, riconosciuto oltre il genero e al di là di “chi vuole ridurre tutto a stereotipi, sia da chi vuole negare qualsiasi differenza per principio” scrive.
Ci ricorda dunque quel Femminismo della differenza, un approccio nato tra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento dal pensiero francese (come in Luce Irigaray) ma che ebbe contributi originali in Italia (con Carla Lonzi, Luisa Muraro e la Libreria delle donne di Milano).
Il paradigma maschile della leadership chiede durezza nella gerarchia, repressione emotiva, severità come dogma della prestazione e produttività scollegata dal proprio corpo. Al contrario invece, il modello LeaderShe proposto da López: un modo di affermarsi senza imporsi, di essere assertivi senza dover viver, restare in contatto con sé stessi il più possibile in ogni momento, anche critico e di panico.
Questa relazione più leale ci consentirà di restare in comunicazione vera con l’altro e ottenere il meglio (senza paranoia e ossessione) da sé e dagli altri. La sensibilità e l’intuizione ce lo comunicano, le neuroscienze ce lo dimostrano. Prima occorre modificare a piccole tappe il nostro comportamento, poi seguirà spontaneamente una trasformazione della nostra identità, ci dice Maylyn, per questo ogni capitolo del testo è corredato da indicazioni pratiche; gesti da svolgere, riflessioni scritte da visualizzare, azioni quotidiane, allenamenti ad incarnare sempre più efficacemente la propria LeaderSHE.
IL CORPO E LA VERITÀ ORMONALE
Come la leadership, anche i modelli di prestazione sociale e professionale sono stati costruiti sulla base della specificità biopsichica maschile; tuttavia, ormai la scienza ha dimostrato ciò che la sapienza popolare ci suggerisce da sempre: ogni donna ha un funzionamento individuale e, nel corso del mese, può manifestare anche inclinazioni e fragilità differenti.
La verità ormonale esce dal tabù: non è un capriccio né una regola che standardizza ogni donna, ma una realtà da rispettare e al contempo che può essere messa a frutto. L’autrice fa una netta e chiara distinzione: il discorso non riguarda le capacità cognitive o l’intelligenza, né mette in discussione il fatto che uomini e donne possiedono le stesse potenzialità. Invece l’autrice chiama a integrare la biologia femminile e i suoi ritmi nella vita sociale e professionale, in una società che impone standard di prestazione e criteri di valutazione spesso condizionati dai ruoli di genere assegnati alle donne. Le variazioni ormonali del ciclo femminile non sono un vincolo deterministico o un flagello ostile, ma ci segnalano la disposizione emotiva, introversa o estroversa, riflessiva o creativa, di ogni fase che una donna attraversa nei suoi 28 giorni. Il ciclo mestruale non è un nemico ma neppure un fatto socialmente e politicamente neutro: condiziona stato emotivo e cambiamenti fisici, e al contempo proporziona alle donne lucidità, intelligenza emotiva e in alcune fasi, di un livello acuto di concentrazione e focus.
UNA LEADERSHIP NON “BORGHESE”?
Lopez è cresciuta in una famiglia di donne spesso sottomesse a uomini violenti, dove sopportare o negare le proprie ambizioni e sentimenti era la virtù più apprezzata, poiché sopravvivenziale. Il saggio di López, quindi, non dimentica i dati economici, i fattori sociali, le disuguaglianze reali. Quelle condizioni materiali e collettive che Marx ha sistematizzato nel materialismo scientifico e che ci uniscono in concezioni e azioni politiche. Impegnarsi per integrare il proprio lignaggio, l’eredità genetico-psichica della propria genealogia, non è in contraddizione con la coscienza di classe e la lotta degli oppressi, aggiungiamo noi.
LeaderSHE non è una guida per diventare “imprenditori di sé stessi” (né lo sconsiglia o lo vieta, sarebbe un’ingerenza indebita) come piace al neoliberismo, ma un'esperienza biografica condivisa e pratiche suggerite per crescere nella nostra società complessa e spietata.
Insomma, si possono praticare le costellazioni famigliari e al contempo aver capito “Il Capitale”!


