L'Ecuador respinge le critiche degli Stati Uniti sullo stato dei diritti umani nel Paese

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Una dichiarazione rilasciata dal Ministero degli Esteri ecuadoriano respinge le critiche al governo di Quito contenute nel rapporto annuale sullo stato dei diritti umani nel Paese rilasciato il 27 febbraio dal Dipartimento di Stato Usa, sottolineando gli scarsi risultati di Washington a riguardo.
 
Il rapporto americano sostiene che in Ecuador, nel corso del 2013, sono state ridotte le libertà d’espressione, di stampa e di associazione. Le principali violazioni dei diritti umani, si legge nel rapporto,riguardano violazioni contro l'integrità della persona e violenza e la discriminazione nei confronti dei gruppi vulnerabili. A questi si sommano sovraffollamento carcerario, arresti e detenzioni arbitrarie, abusi da parte delle forze di sicurezza, un elevato numero di detenuti in attesa di giudizio, e ritardi e negazioni di un giusto processo.
 
Nel rispondere alle accuse del rapporto, la dichiarazione del Ministero degli Esteri di Quito menziona le detenzioni illegali, la mancanza di procedimenti giudiziari e le torture che avvengono nel carcere di Guantanamo e l’embargo economico imposto a Cuba, nonostante la maggioranza dei Paesi delle Nazioni Unite si sia espressa per la sua eliminazione. Il comunicato denuncia, inoltre, l’utilizzo da parte degli Stati Uniti dei droni per uccidere centinaia di cittadini, senza alcun processo giudiziario o giusto processo, in tutto il mondo, e l’applicazione della pena di morte negli Usa. 
 
Il Ministero guidato da Ricardo Patiño ricorda anche che i responsabili dell'invasione dell'Iraq godono dell'impunità, nonostante tale azione si sia stata basata su falsi argomenti riconosciuti dalle autorità statunitensi, e questo ha significato la morte di centinaia di migliaia di cittadini innocenti. 
 
“Invece di sprecare il loro tempo creando elenchi capricciosi su paesi che -secondo il loro parere- violano i diritti umani nel mondo, gli Stati Uniti farebbero bene a preoccuparsi di ratificare almeno cinque strumenti internazionali”, sottolinea il comunicato. Tra questi, la Convenzione americana sui diritti umani (Patto di San Josè), la Convenzione universale contro la tortura, la Convenzione universale sui diritti dei bambini, la Convenzione internazionale sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, e la Convenzione di Vienna sul Diritto dei trattati. Secondo il governo ecuadoriano, solo dopo la ratifica di tali documenti, gli Stati Uniti potranno essere integrati in una posizione di parità con gli altri paesi, e con i sistemi multilaterali che si occupano di questa materia. ""Con il suo rifiuto di ratificare tali strumenti", si legge ancora nel comunicato, "Washington dimostra di non essere interessata all’instaurazione di un vero sistema di protezione e difesa regionale dei diritti umani".

La dichiarazione ricorda che, oltre ad aver firmato e ratificato tutti gli strumenti inter-americani in questione, l’Ecuador si batte con impegno per il rispetto dei diritti umani.  

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