L’effetto Chilcot: non fu uno "sbaglio" in Iraq ma un crimine premeditato. Quando faremo chiarezza anche in Italia?
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L’inchiesta del Parlamento inglese sulla Guerra in Iraq ha scoperchiato un vaso di Pandora.
Tra la notte del 19 e quella del 20 marzo e nei giorni successivi, decine di Capi di Stato sposarono le giustificazioni inventate contro Saddam Hussein, chiedendo ai loro popoli di supportarli nella seconda guerra del Golfo.
Per l’Iraq erano già anni duri, ma poi arrivò la favoletta delle armi di distruzione di massa e tutto andò anche peggio.
Il 15 febbraio 2003, una enorme manifestazione globale, chiede di non attaccare l’Iraq, di risparmiare quelle vite, perché le premesse ci sono tutte.
Infatti gli ispettori ONU mandati a controllare la presenza di armi di distruzione di massa in Iraq non hanno trovato niente e secondo diverse tesi, anche se l’embargo finisse domani, l’Iraq avrebbe bisogno di almeno 5 anni per poter produrre armi di distruzione.
Intanto i massa media cavalcano la ghiotta impresa di riprendere una guerra vera e fare milioni di ascolti. Su tutti i canali occidentali mondiali, si ripete un unico mantra: Saddam colpevole, attaccare l’Iraq, definendo i contrari alla guerra come degli idioti incapaci di comprendere quel capolavoro di politica internazionale che stavano per compiere, ovvero un massacro indiscriminato di centinaia di migliaia di persone.
Anche in Italia non poteva andare diversamente. Nonostante la pressochè totale avversione della popolazione all’idea di un intervento militare, il nostro Governo, i suoi parlamentari, la stessa opposizione, fanno di tutto per far sembrare quell’intervento l’unica strada possibile.
L’intervento è stato un disastro completo, una carneficia senza pari nella storia di questo nuovo secolo. Tutti sappiamo come sono andate le cose, da Falluja a Abu Graib, da Nassirya a Calipari, dalla pace sociale tra gruppi etnici e religiosi, al massacro indiscriminato di una guerra civile alimentata certamente da chi aveva interesse a dividere il popolo iracheno.
Nel 2009, il ritiro della Gran Bretagna dall’Iraq, spinge Gordon Brown e il Parlamento inglese ad approvare una Commissione di inchiesta per capire cosa è andato storto in Iraq, perché gli occupanti non sono stati accolti con l’entusiasmo dell’Italia del ‘44, ma con attentati, attacchi suicidi e astio generale da parte della popolazione irachena, perché il terrorismo sia aumentato a tal punto da trasformare Bagdad nella città più pericolosa al mondo, con decine di migliaia di attentati negli ultimi 13 anni, facendo dell’Iraq il primo Paese al mondo per attacchi terroristici subiti.
I risultati di quell’inchiesta sono stati presentati da Sr. Chilcot, che dopo anni di incheste, tonnellate di pagine scritte, centinaia di interviste e una meticolosa raccolta dati, ha illustrato come la Gran Bretagna non aveva nessun motivo per stare in Iraq. Nel video i punti salienti del rapporto Chilcot.
In Italia invece qualcuno ha mai pensato di indagare su cosa è andato storto?
La Redazione
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