Leggi Hartz: una diagnosi sbagliata che si vuole imporre al resto dell'Europa

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Leggi Hartz: una diagnosi sbagliata che si vuole imporre al resto dell'Europa

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Gerhard Bosch, direttore dell'Institut Arbeit und Qualifikation dell'Università di Duisburg analizza gli avanzi commerciali della Germania, l'impossibilità di utilizzare l'aggiustamento dei tassi di cambio come misura correttiva con l'introduzione dell'euro e la crescita salariale inferiore a quella media dell'Eurozona con l'introduzione delle leggi Hartz nel 2004 come uno dei casi in cui la diagnosi sbagliata può trasformarsi in opinione dominante.
Diminuendo drasticamente i sussidi alla disoccupazione, la riforma introdotta dal ministro del lavoro del governo rosso-verde nel 2004 ha portato gli inoccupati ad accettare lavori con un salario inferiore del 30% rispetto alla media della zona. Inoltre, prosegue Bosch nella sua analisi, la deregolamentazione delle agenzie temporanee e i cosiddetti mini-job hanno permesso di sostituire i lavoratori dipendenti a tempo pieno mediante nuove assunzioni precarie, con l'assunto secondo cui i lavoratori poco qualificati e a bassa produttività si sarebbero avvantaggiati dall'ampliamento del settore a basso salario. Iniziata 10 anni prima a causa dell'alta disoccupazione alta e delle liberalizzazione di molti servizi pubblici (poste, ferrovie, trasporto locale), l'espansione del settore a basso salario è stata amplificata dalle riforme Hartz, che hanno impedito alle retribuzioni di aumentare in linea con la ripresa del 2005: i lavoratori interinali sono cresciuti dai 300.000 del 2003 fino ai 900.000 del 2011, nello stesso periodo il numero di persone impiegate con un mini-job è cresciuto da 5.5 milioni fino a 7.5 milioni. Fra quest'ultimi, la quota di lavoratori a basso salario nel 2010 era dell'86%, fra gli interinali era pari a due terzi. 
Gli effetti piu' controversi delle leggi Hartz sono quelli sui livelli occupazionali. Gli elementi positivi, sottolinea Bosch, devono essere bilanciati dall'aumento del flusso in entrata verso la disoccupazione per il ricorso a contratti a tempo determinato e interinale, che spesso conducono solo ad un breve periodo di lavoro. Le leggi Hartz hanno permesso al paese, anche durante la fase di crescita dal 2005 al 2008, di continuare la sua politica di svalutazione interna all'Eurozona, fatta di aumenti salariali e costi unitari inferiori alla media dei paesi euro.
Nonostante tutto questo, la politica economica tedesca continua ad essere caratterizzata dalla sua eccessiva focalizzazione sulle esportazioni. Come mezzo per affrontare la crisi dell'euro, Berlino ha chiesto agli altri paesi europei di introdurre riforme del mercato del lavoro simili alle leggi Hartz. Questa politica, tuttavia, non può e non sarà applicata a tutti gli altri paesi, poiché solo abolendo le leggi della matematica è possibile che tutti i paesi abbiano dei surplus commerciali. La crisi che inghiotte l'Eurozona, conclude l'economista tedesco, potrà essere superata solo se la Germania, l'economia piu' forte in Europa, si assumerà la responsabilità di creare crescita. 

Per una traduzione completa del testo di Bosch si rimanda e si ringrazia Voci dalla Germania

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