L'Egitto: il test per gli Usa per affrontare correttamente la primavera araba

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L'Egitto: il test per gli Usa per affrontare correttamente la primavera araba

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 Dalla denuncia di Nancy Okail, responsabile di Freedom House al Cairo ed oggi nello stesso carcere dove si trovano i killer di Anwar Sadat, Friedman, in Defendant No 34 has her say, è molto critico dell'approccio tenuto dagli Stati Uniti nel processo in corso al Cairo contro le organizzazioni internazionali non governative impegnate nel promuovere la democrazia. Dopo aver pagato una cauzione da 5 milioni di dollari per il rilascio dei sette concittadini imputati nel processo, Washington ha fatto poco per Okail e decine di colleghi egiziani ancora soggette al procedimento penale che riprenderà a giugno. Nel giorno del rilascio dei lavoratori americani, il Segretario di Stato Hillary Clinton ha sbloccato il pacchetto d'aiuti militari al paese da un miliardo e trecento milioni di dollari ed “il messaggio che è stato recepito in Egitto era che all'occidente non interessasse il rispetto dei diritti umani e della democrazia, ma solo di sicurezza strategica”, ha sottolineato Okail. E' particolarmente triste, continua il Columnist del FT, vedere come il regime militare egiziano, che ha indubbiamente intrapreso un processo di transizione serio verso la democrazia, sia ancora influenzato da elementi legati al vecchio regime in un attacco esterofilo verso organizzazioni il cui unico scopo era quello di supportare il paese nel monitorare le elezioni e formare partiti politici. 
Non sono solo i liberali a vivere tempi duri in Egitto. Domenica scorsa, il nuovo Parlamento dominato dalle forze islamiste ha formalmente richiesto le dimissioni del gran mufti, il più alto ufficiale della legge religiosa islamica sunnita del paese, Ali Gomaa, per aver pregato a Gerusalemme Est nella moschea di Al Aqsa, il terzo sito più sacro per l'Islam. Nonostante Gomaa abbia subito chiarito di aver semplicemente risposto ad un invito personale della Giordania, la commissione egiziana responsabile delle questioni religiose ha chiesto la sua sostituzione per essersi piegato “al nemico brutale”, Israele, che “controlla l'ingresso nelle chiese e moschee in un'occupazione illegale di Geruslaemme est”.
Come giudicare lo stato del paese dopo l'arresto di lavoratori impegnati nel promuovere la democrazia e dopo che il nuovo Parlamento mette in discussione il suo trattato di pace con Israele, chiedendo le dimissioni del suo mufti per aver pregato in una moschea di Gerusalemme? Friedman offre due chiavi di lettura. In primo luogo, la situazione egiziana attuale dimostra come la primavera araba non abbia completamente eliminato tutti i strascichi del passato ed elementi del vecchio regime e dei servizi di sicurezza posseggono ancora un peso notevole nell'influenzare le scelte politiche del paese. Nonostante lo spazio nuovo creato per le giovani generazioni protagonisti della rivoluzione che ha portato alla deposizione di Mubarak, vi è al momento una battaglia tra sei diverse forze politico-economiche: l'esercito, gli islamisti, le giovani generazioni, i liberali, color che restano fedeli al vecchio regime e la comunità imprenditoriale. Il compito degli Stati Uniti è di far comprendere a chiunque vinca la lotta politica che le loro relazioni dipenderanno dall'impegno a garantire libere elezioni, un potere giudiziario indipendente, libero mercato, pluralismo religioso ed il rispetto della rule of law. 
In secondo luogo, la situazione attuale dell'Egitto dimostra come sia divenuta ancora più pressante la necessità di affrontare il conflitto arabo-palestinese, in un momento in cui le strade arabe sono in fermento politico: l'America avrà più credibilità nel relazionarsi con i nuovi soggetti politici nel nuovo scacchiere medio orientale se sarà capace di offrire una proposta serie di pace. Nel rispetto della sovranità e della dignità egiziana, conclude Friedman, il caso di Nancy Okail deve rafforzare la convinzione americana nel non tutelare più un regime che persegua lavoratori impegnati a promuovere la democrazia ed i diritti politici. Dopo aver supportato erroneamente il regime di Hosni Mubarak, Washington deve facilitare l'emersione di gruppi civili nella società: l'unico modo per concludere la fase di transizione in atto in Egitto.

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