L’esperimento dei BRICS: la New Development Bank investe 250 miliardi di rupie, senza il dollaro
di Alex Marsaglia
La banca di sviluppo multilaterale istituita nel 2015 dal nucleo originario dei BRICS, sta preparando la sua Strategia Generale per il 2027-2031 che stabilirà le sue priorità di prestito e le allocazioni per i Paesi. In preparazione di questa importantissima fase di programmazione ha recentemente avviato un importante programma di finanziamento in valuta locale, mirando a risolvere una delle principali vulnerabilità dei mercati emergenti e cioè il rischio di cambio, andando verso un maggior uso delle valute locali per la realizzazione di progetti sul territorio.
Anche se la Presidente Dilma Roussef, nella presentazione del piano da 250 miliardi di dollari in 5 anni (https://www.ndb.int/insights/special-address-by-ndb-president-dilma-rousseff-at-brics-finance-ministers-and-central-bank-governors-meeting-side-event/), si è affrettata a chiarire che “la NDB non persegue una politica di de-dollarizzazione” (https://m.economictimes.com/news/economy/finance/new-development-bank-plans-7-5-billion-funding-to-deepen-rupee-lending/articleshow/133250168.cms), la promozione di una strategia in cui si amplia l’uso delle valute dei paesi membri, aumentando le risorse nei mercati dei capitali nazionali impiegandole a loro volta per lo sviluppo di tali valute, crea una circolarità che inevitabilmente rende il mondo multipolare progressivamente più autonomo dal dollaro. L’iniziativa finanziaria, anche se ufficialmente non mira in maniera esplicita a minare il ruolo del dollaro, è in grado di incidere nel panorama globale dei Paesi della periferia, innescando sviluppo e indipendenza laddove vi era sottosviluppo e dipendenza. Proprio partendo dal disancoraggio dal dollaro come principale valuta di riferimento come intermediario nelle transazioni, si intacca anche lo status di valuta principale del credito mondiale. La NDB, in quanto “banca per il Sud Globale e del Sud Globale”, investe in progetti che mirano all’attrazione di capitali privati per lo sviluppo sostenibile, creando fondi per il Sud Globale nelle valute dei Paesi membri, in questo caso con un programma quinquennale di emissione di obbligazioni in rupie indiane per 250 miliardi, parallelamente all’erogazione di finanziamenti rivolti al rafforzamento dei mercati dei capitali locali.
In sostanza, la NDB sta costruendo un’architettura creditizia parallela, aiutando le valute nazionali a operare in un ciclo di investimento a lungo termine, marginalizzando indirettamente il ruolo del dollaro sia come intermediario nelle transazioni sia come valuta principale del credito. È poi significativo che durante i recenti incontri finanziari dei BRICS in India, la stessa Banca centrale iraniana abbia presentato domanda formale di adesione alla NDB allegandovi una proposta di creazione di un corridoio finanziario dedicato che colleghi e integri le reti di pagamento dei BRICS, insieme a un’infrastruttura indipendente per la liquidazione transfrontaliera, proprio per lavorare alla costruzione di un’architettura finanziaria autonoma delle economie emergenti (https://en.irna.ir/news/86234841/Iran-s-BRICS-Proposal-Building-a-Financial-Corridor-and-Linking).
In merito allo sviluppo del credito autonomo per il Sud Globale, la co-presidente del Forum Civico dei BRICS e direttrice del Consiglio di Esperti BRICS-Russia, Victoria Panova, durante il recente Consiglio Civico dei BRICS a New Delhi ha dichiarato che “i Paesi hanno bisogno di strumenti finanziari più indipendenti”. E la NDB con questo suo recente investimento lavora in questa direzione.
Il Ministro degli affari societari dell’India, Nirmala Sitharaman, ha già sottolineato il ruolo fondamentale svolto dalla banca di sviluppo multilaterale nella riduzione dei rischi e nell’aumento dell’attrattiva di progetti per gli investitori privati. E New Delhi nell’ultimo periodo ha posto in essere politiche di affrancamento dal dollaro anche nell’ambito delle riserve valutarie, in cui risulta ancora massicciamente impiegato. L’India sta infatti accumulando rapidamente riserve valutarie, e in sole sette settimane ha aumentato il loro volume di circa 50 miliardi di dollari. Al 14 agosto, le riserve internazionali della Reserve Bank of India hanno raggiunto i 716,9 miliardi di dollari, il massimo degli ultimi 6 mesi. Questo aumento delle riserve è stato generato da asset valutari esteri e riserve auree proprio al fine di stabilizzare la rupia, rendendola più solida dagli shock esterni e pronta a lavorare nei progetti per il Sud Globale.
In un quadro in cui il capitalismo dell’Occidente, pur di estrarre plusvalore, si sta dimenando in una crisi che sfocia in guerre commerciali e combattute sul campo, la NDB punta alla creazione di condizioni di investimento produttivo a lungo termine. Di qui l’obiettivo centrale di un ecosistema per lo sviluppo indipendente dalle dinamiche di sottosviluppo in cui il Sud Globale è ancora invischiato. I prestiti in valuta locale costituiscono il carattere distintivo della strategia, ma saranno sostenuti anche dai Panda bond emessi dalla stessa NDB, per la promozione di progetti nei settori del trasporto, dell’acqua, delle energie rinnovabili, dello sviluppo urbano e delle infrastrutture sociali. La Presidenza indiana dei BRICS sta concretamente operando, in concerto con la NDB, per colmare il divario nel finanziamento di infrastrutture che il colonialismo e l’imperialismo avevano lasciato in uno stato di sottosviluppo, impegnati nell’unico obiettivo di drenare surplus dalla periferia verso il centro. E quest’opera di finanziamento evidentemente non si può fare con la stessa moneta dell’Impero che lascia operare le altre monete solo all’interno di regimi di cambio sfavorevoli.


