L'euro e l'autorazzismo che si scontra con dati e storia. Bagnai risponde a Zingales

"Tra patrioti e collaborazionisti ognuno deve seguire la propria vocazione"

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L'euro e l'autorazzismo che si scontra con dati e storia. Bagnai risponde a Zingales

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In uno dei suoi ultimi post su Goofynomics, Alberto Bagnai risponde all'interrogazione avuta da Zingales alla Commissione finanze sulla storia monetaria italiana. "E con questo gli anni nei quali l'affermazione di Zingales si rivela "lievemente imprecisa" (cioè una sesquipedale cazzata - 109) sono 7+11=18, cioè il 41% del campione, anzi: l'85%, visto che per ora ci stiamo occupando solo del periodo fino al 1992. Avere un futuro ministro dell'economia che mente solo all'85% potrebbe anche essere visto come un vantaggio, rispetto agli standard attuali, ne convengo, ma voglio farvi una domanda da primo anno, se me lo permettete". Per ogni riferimento a grafici e spiegazioni tecniche si rimanda al post.

Quello che ci preme riportare in modo completo è la conclusione di Bagnai sulla convinzione di una parte del paese - ogni riferimento a quel 40,8% di persone che, recandosi alle urne nelle scorse elezioni, hanno scelto per il collaborazionismo è voluto - sull'intrinseca inferiorità del popolo italiano, che ci dovrebbe costringere a farci governare dagli altri. di una parte del nostro paese. Un autorazzismo che si scontra con i dati e con la storia. "Durante l'assegnazione del premio Canova, Grilli cantava la stessa canzoncina di Zingales: 'Bagnai ha ragione ma non ci meritiamo la lira perché l'abbiamo gestita male'".
 
Quello che non ha precedenti nella storia dell'umanità è la legge razziale non scritta dei piddini euristi italiani secondo la quale gli italiani sono una razza inferiore. Non è mai successo nella storia dell'umanità che un regime consolidasse il proprio potere utilizzando non la paura del diverso, ma il disprezzo del proprio prossimo. Ci volevano i padri nobili dell'euro perché si arrivasse a questo crimine contro l'umanità, contro quella porzione dell'umanità che è il popolo italiano, al quale l'umanità tanto deve, e dalla quale sta ricevendo in cambio l'odio delle proprie classi dirigenti. Fateci caso: non è possibile trovare un riformatore dell'Italia, un padre nobile, che non parta dall'odio verso il popolo italiano, malcelato dietro due o tre parolette di circostanza, le quali non riescono a celare un dato palese: che quando parlano d'Italia, cioè di noi, questi padri nobili non sanno assolutamente di cosa stiano parlando.
 
E, come sempre, il razzismo, o, come nel caso dell'Italia, l'autorazzismo, oltre a urtare contro un principio etico, urta contro un principio razionale: i dati continuano a non dire che siamo stati peggiori degli altri, e soprattutto continuano a non dire che, quando potevamo farlo, eravamo incapaci di governarci. E, ancora una volta come sempre, il razzismo chiede un tributo di sangue alle sue vittime, che in questo caso siamo noi. Quelli che dicono "secondo me ha ragione Zingales" sono quindi, loro malgrado, peggiori dei fascisti storici. Il loro autorazzismo è più rivoltante e più irrazionale del razzismo che ha caratterizzato gli altri regimi totalitari, quelli che hanno preceduto il regime eurista.
 
Io confido che questi dati li aiutino a ravvedersi, a capire che ragionare in termini di superiorità o inferiorità etnica non porta da nessuna parte, a capire che nessuno ha il diritto di dichiarare l'inferiorità di nessun gruppo, nemmeno di quello al quale appartiene, a capire che questo tipo di dichiarazioni sono un parto dei regimi totalitari, e che quindi lo stesso fatto che la stampa e i politici italiani ci bombardino con queste affermazioni mendaci circa la nostra inferiorità sono il più chiaro segno del fatto che viviamo in un regime totalitario, nel quale non è a rischio solo la pagnotta, ma la democrazia, la libertà di espressione, la libertà tout court.
 
Continuo a essere un illuminista: tale sono nato, e tale morirò. Ma se i grafici di questo post non vi aiutano, vuol dire che forse avete ragione voi, cari autorazzisti...
 
Ve lo spiego in un altro modo. Per me non c'è nulla di male ad essere patrioti, e non c'è nulla di male a essere collaborazionisti. Ognuno deve seguire la propria vocazione. Attenti, però, perché non tutti sono laici e non violenti come me, e la Storia ha delle oscillazioni non lineari. Quisling venne fucilato perché aveva reintrodotto la pena di morte per compiacere i suoi mandanti tedeschi. I norvegesi lo fucilarono, e poi abolirono nuovamente la pena di morte. Il che, fra l'altro, contiene una serie di interessanti spunti di riflessione per i manipolatori seriali della nostra costituzione (nella quale speriamo che l'Europa non ci chieda di reintrodurre la pena di morte, anche se, ahimè, de facto essa è stata introdotta con l'euro, che sta mandando al macello tante persone che non sono peggio delle altre per il fatto di essere italiane).

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