L'ex presidente tunisino Ben Ali condannato a morte in contumacia nega ruolo nelle morti dei manifestanti
Sono morte più di trecento persone nella rivolta in Tunisia, inizio di quella primavera araba che si sarebbe espansa ad altri paesi vicini come l’Egitto, la Siria, il Marocco in parte.
L’ex presidente tunisino Ben Ali all’inizio delle proteste scoppiate a gennaio del 2011 e immediatamente represse nel sangue è volato in Arabia Saudita e da allora insieme a sua moglie ed il suo entourage vive a Ryadh, condannato da un tribunale militare in Tunisia in contumacia alla pena di morte. Altri membri del governo tunisino durante la presidenza Ben Ali sono incriminati di omicidio ma al momento nessuno è in carcere, nonostante il processo aperto al tribunale di Kef vada avanti ma senza il suo accusato principale.
L’Arabia Saudita sembra non avere alcuna o quasi intenzione di estradare l’ex Presidente della Tunisa e sua moglie Leyla Trabelsi che con il suo stile di vita lussuoso e il suo parentado dal tenore di vita eccessivo hanno rappresentato il vero simbolo di ciò che c’era di marcio nel regime di Ben Ali. L’avvocato libanese Akroumi dell’ex primo cittadino tunisino, da Beirut afferma che la condanna del suo assistito è motivata da logiche politiche più che da ragioni giudiziarie dal momento che ad ora non sono state portate prove che stabilirebbero l’ordine dato ai militari da Ben Ali di sparare sulla folla.


