L'imminente fallimento dell'Operazione per gli emarginati economici (di Jeffrey Sachs e Sybil Fares)

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L'imminente fallimento dell'Operazione per gli emarginati economici (di Jeffrey Sachs e Sybil Fares)

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di Jeffrey Sachs e Sybil Fares - Al Jazeera

 

La scorsa settimana il Pakistan ha annunciato che non si atterrà alle ultime sanzioni imposte dagli Stati Uniti all’Iran e che continuerà a intrattenere rapporti commerciali con il Paese confinante. La notizia è arrivata pochi giorni dopo che la Cina aveva rilasciato una dichiarazione simile.

Le sanzioni annunciate dal segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent il 24 agosto nell’ambito dell’“Operazione Economic Outcast” dovrebbero essere “le sanzioni più severe della storia”, volte a imporre “il più grande isolamento economico coordinato nella storia del mondo”.

In precedenza, il presidente Donald Trump l’aveva definita in un post sui social media «il D-DAY ECONOMICO». Aveva promesso «enormi conseguenze economiche» per qualsiasi nazione che avesse offerto all’Iran «qualsiasi tipo di sostegno».

Sei mesi di bombardamenti e di blocco navale da parte degli Stati Uniti non hanno portato a nessuna vittoria per gli Stati Uniti, quindi il piano ora è quello di ridurre l’Iran alla capitolazione attraverso la fame. Il nuovo approccio è illegale, crudele e fallirà per diversi motivi.

Per cominciare, c’è la lezione della storia. Le sanzioni economiche non fanno cadere i governi determinati a sopravvivere ad esse. Sì, le sanzioni possono impoverire le popolazioni, rafforzare i servizi di sicurezza che controllano il contrabbando e fornire alla nazione presa di mira un punto di aggregazione fondato sulla malizia degli Stati Uniti. Ma non rovesciano i governi.

Si consideri, inoltre, l’aritmetica di base del mercato petrolifero mondiale. Bessent propone di eliminare le esportazioni di petrolio iraniano da un mondo che ha già perso un quinto delle proprie forniture petrolifere a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti propongono di aggravare uno shock stagflazionistico già sopportato dall’Europa, dal Giappone e dagli altri loro alleati, e ordinano a quei paesi di applicare sanzioni che soffocheranno le loro economie.

La campagna è soprattutto diretta contro la Cina, che acquista oltre l'80% delle esportazioni petrolifere iraniane. Se gli Stati Uniti sanzionassero la Bank of China o la Industrial and Commercial Bank of China, Pechino non risponderebbe con una blanda nota diplomatica. Limiterebbe le sue esportazioni di terre rare, perché ha già condotto questo esperimento una volta e ne è uscita vincitrice.

Nell'aprile del 2025, la Cina ha imposto licenze di esportazione sulle terre rare pesanti in risposta ai dazi di Trump e, nel giro di poche settimane, le case automobilistiche nordamericane ed europee hanno fermato le linee di assemblaggio per mancanza di magneti a base di terre rare. Nell'ottobre del 2025, la Cina ha annunciato un pacchetto di misure ben più drastico e Washington ha ceduto, accettando di ritirare le proprie restrizioni, recentemente ampliate, sulle aziende cinesi in cambio della sospensione delle misure di Pechino per un periodo di un anno.

Le restrizioni di aprile non sono mai state revocate e la sospensione delle misure di ottobre terminerà a novembre. Pertanto, Bessent ha scelto questo momento, poco più di due mesi prima del ritorno del regime ampliato cinese sulle terre rare e poche settimane prima della visita del leader cinese Xi Jinping a Washington, per comunicare a Pechino che la Cina è o con gli Stati Uniti o contro di loro. Si tratta di una trappola tesa dagli stessi Stati Uniti.

Pechino ha chiarito la sua posizione. "La Cina ha espresso in molte occasioni la sua ferma opposizione alle sanzioni unilaterali illecite, prive di fondamento nel diritto internazionale e di autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La guerra economica e la massima pressione non offrono alcuna soluzione", ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del Ministero degli Esteri, Lin Jian.

Non è solo il governo cinese a ritenere che le sanzioni statunitensi siano illegittime. L’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite vieta la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato. Il rifiuto da parte degli Stati Uniti della Carta delle Nazioni Unite va ben oltre la questione dell’Iran.

Tra tutti i 193 Stati membri dell’ONU, gli Stati Uniti sono oggi il Paese meno allineato al multilateralismo basato sull’ONU. Nel gennaio 2026, Washington si è ritirata da oltre 60 organizzazioni internazionali. Nel 2025, ha votato con la maggioranza internazionale solo nel cinque per cento delle risoluzioni registrate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

A questo punto, ogni governo dovrebbe trarre tre conclusioni. Primo, gli Stati Uniti hanno ripudiato la Carta delle Nazioni Unite. Secondo, le garanzie di sicurezza nordamericane sono inaffidabili. Terzo, affidarsi a scambi commerciali basati sul dollaro rende gli Stati vulnerabili alle sanzioni statunitensi.

In tutto il mondo, i Paesi si stanno orientando verso nuovi accordi di difesa, come l'Accordo della Mecca tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Prevedibilmente, si stanno anche allontanando dai pagamenti in dollari statunitensi e riducendo le proprie riserve valutarie di titoli di Stato USA. Inoltre, si stanno rivolgendo ai modelli di intelligenza artificiale open-weight cinesi per soddisfare le proprie esigenze in questo campo, anziché pagare per modelli proprietari americani.

L’antico resoconto di Tucidide sulla guerra del Peloponneso viene letto ai nostri giorni come uno specchio della rivalità tra Stati Uniti e Cina. La sua frase più famosa è la provocazione che i generali ateniesi rivolserono agli abitanti di Melos nel 416 a.C.: «I forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono». Eppure, appena una dozzina di anni dopo che i generali ateniesi pronunciarono quelle parole, fu proprio Atene a essere sconfitta da Sparta.

Gli Stati Uniti oggi provocano l’Iran e altri paesi con lo stesso tono. L’orgoglio precede la caduta e nessun governo oggi è più arrogante degli Stati Uniti sotto Trump e del suo braccio destro Bessent.

I governi di tutto il mondo non seguiranno ciecamente gli Stati Uniti verso il disastro.

(Traduzione de l'AntiDiplomatico)

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