Parlando davanti al Bundestag ieri, il ministro dell'economia tedesco e leader del partito socialista,
Sigmar Gabriel, ha chiesto
un voto favorevole ai parlamentari nella raitifica dell'accordo di libero scambio con il Canada (CETA) già firmato dall'Unione Europea. E questo nonostante l'accordo preveda il meccanismo delle cosiddette investor-state dispute settlement (ISDS), attrverso le quali le aziende (multinazionali in particolare) possono portare gli stati che non si adeguino a tutti i vincoli dell'accordo di fronte ad arbitrati, i cui giudici sono spesso consulenti per le grandi corporazioni.
Si bypasserebbe così il diritto sancito dai tribunali nazionali e la giustificazione di Gabriel farebbe ridere se non fosse un argomento così serio per il futuro dei suoi cittadini e del resto delle popolazioni europee. “Se il resto dell'Europa vuole l'accordo” - per resto d'Europa intende le poche grandi aziende che lo hanno negoziato e voluto - “allora la Germania lo deve approvare. Non c'è altra via”, ha dichiarato Gabriel.
Aspettiamo con ansia Renzi, Padoan o Gentiloni che chiederanno la ratifica dell'accordo e diranno: “Se il resto dell'Europa lo vuole e la Germania l'ha già fatto...”
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