L'industria delle armi descrive le sparatorie come quella di Orlando "una grande opportunità"

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di Lee Fang, The Intercept
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In recenti presentazioni dell’industria i maggiori produttori di armi hanno festeggiato il fatto che i consumatori hanno acquistato più armi da fuoco a causa dell’attacco terroristico di dicembre a San Bernardino. E prima del massacro al night-club gay di Orlando sabato notte i dirigenti stavano dicendo agli investitori di aspettarsi un altro grosso botto, a causa delle imminenti elezioni.
 
L’impennata delle vendite dopo assassinii di massa, come abbiamo scritto, non è una novità: assassinii di massa portano a discutere del controllo delle armi; la National Rifle Association – il gruppo sostenitore delle armi finanziato considerevolmente da produttori di armi e munizioni – usa la sua influenza sul Congresso per bloccare qualsiasi intervento legislativo, ma i possessori di armi, irrazionalmente terrorizzati che il governo limiti o vieti le armi da fuoco, corrono a comprare altre armi e munizioni.
 
Il direttore generale della Sturm Ruger & Co., Michael Fifer, parlando a maggio all’assemblea annuale della sua società, ha segnalato che la sua impresa – la maggiore produttrice di pistole negli Stati Uniti –  ha visto un’impennata della domanda “fortemente collegata alle tragiche attività terroristiche a Parigi e a San Bernardino”. Le vendite alla fine sono rallentate, ma Fifer ha definito quella una “grossa occasione per i distributori di farsi avanti e fare scorte” per essere pronti alle vendite collegate alle elezioni.
 
A febbraio, in una teleconferenza con gli investitori, Fifer aveva previsto che “assisteremo a un’accelerazione della domanda se i Democratici vinceranno” la presidenza. E se i Democratici conquisteranno il controllo del Senato, ha aggiunto, le vendite di armi aumenteranno in misura spettacolare a motivo del timore che una Corte Suprema più liberale possa limitare il diritto di detenere armi.
 
Stephen Nolan, vicepresidente esecutivo di Vista Outdoors, un distributore di armi, ha detto che il ciclo elettorale potrebbe spingere una “mini impennata” delle vendite. Nolan, parlando a una conferenza di RBC Capital Markets questo mese, ha indicato che “la reazione politica alla tragedia di San Bernardino” e i discorsi di “ulteriori controlli delle armi” risultano aver spinto le recenti vendite.
 
Il direttore generale della Smith & Wesson, James Debney, parlando a marzo alla UBS Global Consumer Conference, ha spiegato che i recenti attacchi terroristici avevano riportato le armi da fuoco “nel mondo della politica, con discorsi di aumentare le norme sul controllo delle armi” il che “indubbiamente” ha incoraggiato “un periodo di forti acquisti”. Ha ipotizzato che anche il ciclo elettorale potrebbe avere un effetto.
 
Dopo le uccisioni di massa di sabato notte numerosi legislatori hanno accelerato appelli a leggi sul controllo delle armi. “Il Congresso è divenuto complice di questi assassinii con il suo totale, irragionevole, assordante silenzio”, ha detto il senatore Chris Murphy, Democratico del Connecticut, in una dichiarazione.
 
Ma ci sono poche speranze di una significativa legge sul controllo delle armi quest’anno.
 
Nel frattempo, come riferisce la CNBC, “le azioni dei produttori di armi Smith & Wesson e Sturm Ruger sono aumentate, rispettivamente, del 9,8 e del 3,7 per cento negli scambi pre-mercato lunedì, dopo il massacro di Orlando, Florida”.


*Traduzione di Giuseppe Volpe per ZNET Italy 

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