L'inganno della 'Governance': come la logica d'impresa ha ucciso la democrazia e i nostri diritti

2022
L'inganno della 'Governance': come la logica d'impresa ha ucciso la democrazia e i nostri diritti

 

Ogni qual volta parlano di governance sentiamo puzza di bruciato, di mero inganno, di quella pratica sociale nella quale il cittadino è fagocitato in un processo manageriale, lo stato viene gestito come una impresa, non ci sono spazi per idee di uguaglianza, democrazia, egualitarismo. Una impresa capitalistica non può essere governata alla stregua di una Comune, la logica del profitto la fa da padrona.

La governance è privatizzazione di parte della vita pubblica, afferma il dominio della logica di impresa, il coronamento del programma manageriale nella vita pubblica che poi si porta dietro altre idee come quella della governabilità. E da lustri, in nome di quest'ultima, hanno costruito riforme del sistema elettivo in senso maggioritario che hanno fallito miseramente allontanando dal voto la metà degli aventi diritto ed estromettendo dalle istituzioni cospicue minoranze di cittadini, eppure a nessuno viene in mente di presentare il conto a questo bagaglio di controriforme..

Sono cambiati i termini di riferimento, una rivoluzione lessicale e contenutistica per privilegiare una pratica della democrazia elitaria e funzionale solo ai dettami di impresa, allontana ogni concetto disinteressato alle logiche di mercato e contrario per questo alle ideologie dominanti.

Non ce ne siamo accorti per anni, eppure i segni del cambiamento erano tangibili sotto i nostri occhi, pensavamo che tutto fosse giustificabile per fermare "il male assoluto" salvo poi introdurre anche nei nostri avamposti i cavalli di Troia del nemico, ce ne siamo accorti quando una parte rilevante della classe di riferimento ha introiettato linguaggi ed idee dell'avversario di classe.

Il famoso personaggio dei libri di Markaris cerca risposte e soluzioni nel significato delle parole, attinge dal vocabolario della lingua greca, forse un sapere riduttivo anche se sarebbe sufficiente ricostruire il significato delle parole per comprendere come molti termini ai quali attribuiamo significati e valori positivi andrebbero invece visti in termini opposti.

In queste ore stanno applicando il fermo preventivo, un centinaio di attivisti di area anarchica, riunitisi per celebrare due loro compagni deceduti probabilmente nella preparazione di un ordigno (l'uso del condizionale in questi casi è d'obbligo), sono stati fermati, identificati e portati in Caserma per alcune ore applicando una delle norme emanate nell'ultimo pacchetto sicurezza.

La governance dell'ordine pubblico doveva evitare manifestazioni, assembramenti e eventuali disordini ed ha applicato quel fermo preventivo il quale, alla fine, non appare per quello che è: una sospensione della democrazia e della libertà di manifestare. La stessa idea della democrazia e delle libertà di movimento esce frantumata a vilipesa se il diritto a esprimersi collettivamente viene represso sul nascere per ragioni indiscutibili di ordine pubblico.

Tutto è lecito allora per evitare disordini, dopo anni di retorica della privacy a nessuno, o quasi, viene in mente che il riconoscimento facciale con programmi ideati e gestiti da una multinazionale israeliana è qualcosa di aberrante, l'avvento del capitalismo della sorveglianza.

E i margini di manovra della critica diventano angusti, il terreno è minato dai pregiudizi securitari costruiti per rendere accettabile quanto in teoria non lo sarebbe per svariati motivi.

La sospensione del diritto, della democrazia e della libertà di movimento sono i prodotti di quella governance dell'ordine pubblico destinata a riprodurre logiche aberranti, non inclusive, supportate d ideologie reazionarie.

L' ordine securitario ed econometrico tende a considerare la libertà collettiva e l'agibilità sociale in termini assai riduttivi, da qui la costruzione di un modello sociale dentro il quale le agibilità collettive sono assai ridotte andando in collisione diretta con la stessa libertà e democrazia, accettate solo in un versione assai angusta, quella versione utile alla salvaguardia dello status quo. Non ci chiediamo se una società sorvegliata sia più sicura, non pensiamo che la sorveglianza alla fine risponda a logiche proprietarie, elitarie, di mero controllo delle proprietà e dei privilegi di pochi.

Per comprendere la involuzione delle nostre società abbiamo bisogno di capire dove si indirizzano i processi di trasformazione e disinnescare il valore taumaturgico di alcuni termini il cui uso sottintende di per sè una visione della democrazia del tutto inaccettabile.  Vale per la performance, qui declinata in uno dei suoi tanti aspetti, vale per molti altri termini riconducibili alla ideologia dominante, ideologia da cui guardarsi giorno dopo giorno se i suoi intenti sono quelli di costruire continue emergenze in nome delle quali calare provvedimenti repressivi .. E riconquistare una visione alternativa alla narrazione dominante significa anche acquisire strumenti di analisi indipendenti.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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