L'iniziativa di Bolivia e CNR per "un ordine giuridico internazionale in armonia con la natura"

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 L'iniziativa di Bolivia e CNR per "un ordine giuridico internazionale in armonia con la natura"

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Introduzione
 
Raccogliendo l’invito formulato dalle Nazioni Unite, l’ambasciata dello Stato plurinazionale di Bolivia, in collaborazione con l’Istituto di studi giuridici internazionali del Consiglio nazionale delle ricerche, ha chiamato a raccolta giuristi ed esperti ambientali al fine di identificare problematiche e proposte per ottenere “Un ordine giuridico internazionale in armonia colla natura”. Il seguente documento è stato definito al termine di tre giornate di discussione svoltesi alla FAO (22 aprile ed 11 maggio) e al CNR (5 luglio).

 
Carattere assolutamente prioritario della tematica ambientale
 
I problemi ambientali costituiscono oggi la sfida fondamentale cui l’umanità è di fronte. Nonostante siano stati stipulati negli ultimi trent’anni numerosi trattati multilaterali ed elaborati vari principi giuridici applicabili in materia, è evidente il fallimento della comunità internazionale nell’affrontare in modo efficace tale sfida.
Per essere vinta essa necessita infatti di un’ampia riconversione del sistema produttivo mondiale, oggi basato sulla ricerca esasperata del profitto.
 

A sua volta tale riconversione deve poggiare su di una riscrittura e precisazione dei principi e delle norme giuridiche applicabili, nella convinzione che solo una chiara e determinata volontà politica che sappia costruire un sistema normativo vincolante ed effettivo potrà salvarci dalla catastrofe. Vanno in questo senso respinti i tentativi di condizionare ad altri imperativi di carattere economico o geopolitico i fondamentali obiettivi in materia di salvaguardia ambientale. Quest’ultima deve risultare assolutamente prioritaria nella convinzione che solo la protezione dell’ambiente potrà garantire uno sviluppo effettivamente sostenibile che costituisce il quadro imprescindibile di ogni sviluppo umano degno di questo nome.
 
 
Cosa resta valido e cosa va superato nella Dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo
 
 
E’ su questa linea che vanno rivisitati e riparametrati gli impegni assunti in materia ambientale dagli Stati. A oramai quasi venticinque anni dalla Dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo è necessaria un’accurata verifica su quello che è ancora valido di tale Dichiarazione e cosa invece va superato.

Mentre restano sostanzialmente validi i primi dieci principi (centralità degli esseri umani, sovranità statale, diritti delle generazioni presenti e future, tutela ambientale come parte integrante del processo di sviluppo, sradicamento della povertà, priorità dei Paesi in via di sviluppo, responsabilità comune ma differenziata, eliminazione dei modelli di sviluppo insostenibili, formazione delle competenze, partecipazione dei cittadini) qualche perplessità suscitano i punti 11 (relatività degli standard ambientali) e soprattutto 12 (sistema internazionale aperto e libero commercio). E’ infatti oramai del tutto evidente a ciascuno che il sistema economico lasciato a se stesso in omaggio all’ideologia cosiddetta neoliberista causa danni crescenti e irreparabili all’ambiente.
 
Vanno invece bene gli altri principi (prevenzione del trasferimento di attività e sostanze nocive, principio cautelare, chi inquina paga, valutazione impatto ambientale, comunicazione di disastri ed emergenze, comunicazione e informazione di attività con potenziale impatto negativo sull’ambiente, ruolo delle donne, ruolo dei giovani, ruolo dei popoli indigeni, tutela delle risorse ambientali dei popoli oppressi e sottoposti a dominazione straniera ed occupazione, tutela dell’ambiente in caso di conflitto armato, interdipendenza tra pace, sviluppo e tutela dell’ambiente, soluzione pacifica delle controversie ambientali, collaborazione fra gli Stati in buona fede e spirito di cooperazione per l’attuazione della Dichiarazione).

 
Rovesciare il sistema economico che uccide l’ambiente
 
Il problema fondamentale cui ci troviamo di fronte è peraltro costituito dall’attuazione dei numerosi principi contenuti nella Dichiarazione di Rio che, per essere effettivamente ed efficacemente applicati, necessitano di una profonda trasformazione dei sistemi economici e sociali esistenti che si potrà ottenere solo attraverso una mobilitazione planetaria dei movimenti sociali. Al di là delle speciose questioni relative al carattere giuridicamente vincolante di tale Dichiarazione, i principi in essa contenuti vanno assunti da governi centrali e locali ed applicati quotidianamente attraverso azioni concrete e pronunce giurisdizonali. Tale mobilitazione dovrà essere indirizzata a rigettare i progetti ambientalmente insostenibili e a indirizzare ciascuno Stato, regione e città verso il conseguimento dello sviluppo sostenibile nel rispetto della Dichiarazione.

Ciò richiede in particolare l’abbandono delle energie fossili che determinano l’incremento dell’effetto serra e il passaggio alle energie rinnovabili nonché misure efficaci di risparmio energetico.

Più in generale ogni Stato sarà tenuto a realizzare il legame, affermato dalla Dichiarazione di Rio tra ambiente, sviluppo e partecipazione dei cittadini. Per agevolare tale processo occorre instaurare a livello locale, nazionale, regionale e globale organismi decisionali e  di garanzia che siano posti in grado di formulare giudizi vincolanti sui progetti misurandone il grado di sostenibilità in attuazione di parametri precisi.
 

I diritti della Madre Terra, un approccio da cui ripartire
 
La Dichiarazione sui diritti della Madre Terra, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite su proposta del governo boliviano, contiene un approccio innovativo che ben può collegarsi a quello contenuto nella Dichiarazione di Rio, arricchendo il diritto internazionale ambientale di nuovi principi.
 
Ricordiamo, in tal senso i principi affermati, come ricordati da Evo Morales nel suo intervento in tale occasione, il 22 aprile 2009: diritto di rigenerazione della biocapacità della Madre Terra, diritto alla vita di tutti gli esseri vivo, diritto alla vita pura, liberi da contaminazione e inquinamento, il diritto alla buona vita, diritto all’armonia ed equilibrio con tutte le cose, diritto alla connessione con il tutto di cui siamo parte.
 
 
Ruolo fondamentale delle comunità locali
 
Le città e in genere le comunità locali assumono un valore fondamentale nell’ambito del discorso giuridico sulla creazione di un ordine giuridico in armonia con la natura. Infatti esse sono a diretto contatto con cittadini, contadini, lavoratori le cui istanze ed aspirazione devono ricevere considerazione prioritaria. E’ sempre nell’ambito delle città che si stanno verificando i più interessanti esperimenti di innovazione ambientale, ad  esempio attraverso le cosiddette smart cities e i tentativi di rendere il ciclo produttivo circolare mediante il riutilizzo dei rifiuti.

 
Settori  specifici di intervento
 
Alla fine delle tre tornate di discussione abbiamo ricevuto sollecitazioni e indicazioni particolareggiate in relazione ai seguenti settori:
 
Necessità di accogliere e rispettare criteri ambientali nel processo di produzione di beni e servizi a partire da quelli realizzati da enti ed organismi pubblici.
 
Rispetto dei principi ambientali nelle zone sottratte alla giurisdizione nazionale, in particolare spazi marini, Artico, Antartico e spazio extra-atmosferico.

Realizzazione di un effettivo ed efficace sistema di giustizia ambientale e sociale.
 
Riconoscimento dei diritti dei rifugiati ambientali.

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