L'invio di truppe in Iraq resta un'opzione. Chuck Hagel in un'audizione al Congresso

Il Pentagono sta 'certamente considerando' un nuovo ruolo per le truppe americane nella lotta contro lo Stato Islamico

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L'invio di truppe in Iraq resta un'opzione. Chuck Hagel in un'audizione al Congresso

Alti funzionari della difesa americani hanno aggiornato il Congresso sulla minaccia rappresentata dallo Stato islamico, sostenendo che l’invio di truppe di terra in Iraq o Siria rimane una possibilità.
 
Mentre l’Esercito degli Stati Uniti continua ad addestrare ed equipaggiare le forze irachene, nella speranza che queste riescano a degradare e smantellare l’ISIS, o ISIL, il Segretario della Difesa statunitense, Chuck Hagel, ha detto al Congresso questa settimana che le truppe americane potrebbero dover assumere un nuovo ruolo per accelerare la campagna contro il gruppo estremista.
 
Rispondendo sul se consiglierebbe al presidente Barack Obama di affiancare agli attacchi aerei contro ISIL l’invio di truppe in Iraq, Hagel ha risposto che questa rimane un'opzione.  
 
Tali truppe non dovrebbero esplicitamente assumere un ruolo di combattimento, però, ma assistere le forze locali nelle situazioni in cui fronteggiare l’ISIL con le sole proprie forze sarebbe problematico.
 
Gli americani "non saranno impegnati in una missione di combattimento a terra", ha insistito Hagel.
 
"Lo sforzo guidato dagli americani per aiutare gli iracheni a riconquistare il territorio sottratto negli ultimi mesi dallo Stato islamico rimane un obiettivo a lungo termine", ha ammesso durante l’udienza al Congresso il Capo dello Stato Maggiore Congiunto, Gen. Martin Dempsey, e il Pentagono crede che per realizzare questo obiettivo occorreranno circa  80.000 militari addestrati negli Stati Uniti.
 
Nel mese di settembre, il Congresso ha approvato ha approvato il piano del presidente Barack Obama per armare e addestrare i ribelli siriani e assistere le forze irachene e quei gruppi che combattono per recuperare grandi porzioni di Iraq e Siria conquistate dall’ISIL ad un ritmo sempre più rapido fino al recente coinvolgimento degli Stati Uniti. Quella stessa settimana, però, il Presidente Obama ha ribadito alle truppe in una base dell'Air Force in Florida che “non avrebbero combattuto un'altra guerra di terra in Iraq. "
 
I vertici del Pentagono ora dicono che l'opzione rimane sul tavolo mentre prosegue la campagna aerea della Coalizione internazionale anti-Isis.
 
"Poco più di 800 raid fino ad oggi" hanno preso di mira posizioni dell’ISIL, ha testimoniato Dempsey, aggiungendo che 1.400 soldati americani sono già stati distribuiti in Iraq o in Siria, e altri 1.500 arriveranno presto ad assumere ruoli di consulenza militari. Dodici nazioni stanno partecipando direttamente a questi attacchi aerei, Hagel ha aggiunto, e gli Stati Uniti stanno predisponendo nuove basi per addestrare i combattenti locali.
 
La minaccia di ISIL "è significativamente peggiore. . . di tutto ciò che abbiamo visto finora", ha detto Hagel in udienza. "Non solo in Iraq, ma in Medio Oriente."

"In Iraq, molto di più deve essere fatto per ottenere riforme politiche. Ma stiamo vedendo passi nella giusta direzione", ha spiegato Hagel.
 
Per quanto riguarda la Siria, funzionari della difesa hanno espresso frustrazione per l'incapacità dei militari di combattere con successo lo Stato islamico mentre i rapporti tra l'amministrazione Obama e il leader di quella nazione, Bashar Al-Assad, rimangono più freddi che mai.
 
"La nostra strategia in Siria richiederà tempo, pazienza e perseveranza" , ha detto Hagel.  "Non possiamo realizzare i nostri obiettivi in Siria tutti in una volta. Penso che sia anche chiaro che Assad, per come ha governato, ha portato a questa instabilità incredibile ed ha permesso a gruppi come ISIL, Al-Nusra, Al-Qaeda. . . e altre organizzazioni terroristiche di rafforzarsi", ha aggiunto  
 

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