L’Iran resiste all’assalto di USA e Israele: tregua imposta dalla risposta di Teheran
Le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump riaccendono la tensione internazionale attorno al dossier iraniano e al fragile equilibrio mediorientale. In un’intervista al programma Full Measure con Sharyl Attkisson, Trump ha sostenuto che la proditoria guerra scatenata da Stati Uniti e Israele (coalizione Epstein) contro l’Iran alla fine di febbraio avrebbe impedito la distruzione dello Stato israeliano tramite un’arma nucleare. Secondo il leader statunitense, senza quell’operazione “Israele sarebbe già stato raso al suolo”.
Trump ha inoltre ribadito che Teheran sarebbe oggi “militarmente sconfitta”, pur lasciando intendere che la leadership iraniana non riconoscerebbe apertamente tale situazione. Il presidente USA ha insistito sul fatto che Washington non permetterà “mai” all’Iran di ottenere un’arma nucleare. Le parole della Casa Bianca arrivano però mentre da Teheran emergono segnali opposti. Il comando generale delle forze armate iraniane ha assicurato alla Guida della Rivoluzione Islamica, l’ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, che il Paese è pronto a rispondere con forza a qualsiasi nuova aggressione da parte del “nemico statunitense-sionista”.
Il generale Ali Abdollahi, comandante del quartier generale Khatam al-Anbiya, ha riferito che esercito, Guardiani della Rivoluzione, forze di sicurezza e Basij si trovano attualmente in stato di massima allerta, sia sul piano offensivo sia su quello difensivo. In caso di “errore strategico” da parte di Stati Uniti o Israele, la risposta iraniana sarebbe, come ammonisce Teheran, “rapida, intensa e potente”. Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che l’Iran “non abbasserà mai la testa davanti ai nemici”, precisando che eventuali aperture diplomatiche non devono essere interpretate come un segnale di resa. Sul piano regionale, resta alta la preoccupazione per lo Stretto di Hormuz, punto nevralgico del commercio energetico mondiale.
Il portavoce dell’esercito iraniano, generale Akrami Nia, ha avvertito che i Paesi che continueranno a sostenere le sanzioni statunitensi contro Teheran potrebbero incontrare “seri problemi” nel transito attraverso il corridoio marittimo. Il conflitto esploso il 28 febbraio tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, inizialmente immaginato dalla coalizione Epstein come un’operazione rapida contro la Repubblica Islamica, si è trasformato in una guerra di oltre quaranta giorni, segnata da bombardamenti su infrastrutture iraniane e da una dura risposta missilistica e con droni contro obiettivi statunitensi e israeliani. Una tregua è ancora formalmente in vigore, ma le dichiarazioni incrociate delle ultime ore mostrano quanto il rischio di una nuova escalation resti concreto soprattuto perché Trump vuol cercare di nascondere il suo clamorosao fallimento che rischia di trasformarsi in una sconfitta strategica per gli Stati Uniti.
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