L'Irlanda, l'esempio di virtù per gli "austerici, può affrontare i mercati da sola?
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L'Irlanda sta per riottenere la sua sovranità dopo tre anni di protettorato della troika ed un piano da 78 miliardi di euro di aiuti. Ambrose Evans Pritchard sottolinea come sarà il primo stato a tornare in modo parzialmente autonomo sui mercati, anche se gli ispettori visiteranno due volte all'anno fino al 2031 in unmeccanismo di sorveglianza e Dublino avrà vincoli deflattivi da rispettare all'interno del Fiscal Compact.
L'Irlanda ha preso la sua medicina in maniera stoica, senza proteste di piazza o deviazioni estremiste, prosegue il Columnist del Telegraph, grazie ad il sistema tripartito di sindacati, imprese e governo che hanno lavorato insieme. Gli ufficiali europei hanno annunciato la ripresa come fosse una vendetta della loro strategia di “svalutazione interna”, una politica di tagli salariali per compensare la perdita di competitività.
Non è ancora chiaro che l'Irlanda sia realmente fuori da quella spiraleche affligge i paesi dell'Europa meridionale. E' un paese altamente competitivo, come le tigri asiatiche. Frutto di una strategia che ha spinto per divenire la base delle aziende tecnologiche e farmaceutiche americane; oltre alla costruzione di un settore di servizi finanziario. Le esportazioni rappresentano il 108% del Pil , rispetto al 39% del Portogallo, il 30% dell'Italia ed il 27% della Grecia. Il surplus di bilancia commerciale è il 4% del Pil. E Dublino, sostiene Evans-Pritchard, non ha una moneta sopravvalutata come gli altri paesi del blocco latino. La sua crisi deriva dalla bolla del credito, causata dalla politica monetaria creata per i bisogni della Germania. I tassi d'interessi reali hanno avuto un andamento del meno 1% nei sette anni passati, un disastro per una una giovane economia in crescita.
L'Irlanda è più competitiva della Germania, con un mercato del lavoro flessibile ed una delle ceconomie più dinamiche ed aperte. E' al 15° posto del business index della Banca mondiale rispetto al 73° dell'Italia ed offre tante possibilità per la rirpesa. Nonostante questo, il deficit di bilancio è oggi al 7,6% del Pil, la crescita è stata solo dello 0,2% nel 2012 e la produzione industriale è crollata del 7,5% ad ottobre rispetto ad un anno prima. In questa situazione “è pienamente in grado di reggere fino al 2015 poi avrà bisogno di un nuovo aiuto per la ristrutturazione del debito”, ha dichiarato il capo economista alla Maverick Intelligence, Megan Greene.
Dublino ha rifiutato fino ad oggi una linea di credito precauzionale dal Mes, temendo che le condizioni ed i vincoli imposti avrebbero costretto il paese ad aumentare la tassa alle aziende fissata al 12,5%. Ogni passaggio del genere dovrebbe passare comunque per il voto del Parlamento tedesco. “Ci sono diversi rischi nell'andare sui mercati da soli”, ha dichiarato Colin Bermingham di BNP Paribas. Del resto il 55% dei bond irlandesi sono appannaggio di stranieri ed un crollo immobiliare del 57% ha lasciato diversi effetti collaterali – il debito dei proprietari immobiliari è ancora il 200% del reddito.
La preoccupazione è che lo stato irlandese possa dover mettere ancora mano per coprire i buchi delle banche, aumentando ancora il livello del debito in una zona molto pericolosa. I leader europei hanno formalmente accettato di utilizzare il Mes in un summit del luglio del 2012 per ricapitalizzare le banche irlandesi dagli asset tossici, nonostante gli avvisi contrari del Fmi.
L'episodio ha lasciato strascichi enormi. Il segretario delle Trade union David Begg ha dichiarato che le autorità europee hanno “fatto più danni dell'Impero inglese in 800 anni”. L'ex capo del team del Fmi in Irlanda, Ashoka Mody, ha criticato la strategia della troika sostenendo come gran parte dei debiti dovessero essere eliminati.
La disoccupazione è scesa dal 14,5% al 12,6%, in gran parte per la migrazione di massa in corso nel paese – 33 mila persone hanno lasciato il paese lo scorso anno. Ogni possibile ripresa del paese, conclude Evans-Pritchard, avverrà nonostante il salvataggio della troika, non certo grazie a questo.


